testata registrata presso Tribunale di Napoli n.70 del 05-11-2013 /
direttore resp. Pietro Rinaldi /
direttore edit. Roberto Landolfi

Senza Dimora - 1


Come annunciato dalle pagine di questo sito durante l'estate, l'Associazione “Madrigale per Lucia”, in collaborazione con la Cooperativa Sociale “La Locomotiva” ed il Dipartimento di Scienze Sociali dell'Università degli Studi di Napoli “Federico II”, all'interno del Master di II Livello in “Direzione, Management e Coordinamento delle Strutture Sanitarie, Sociali e Socio-Assistenziali Territoriali”, ha avviato un progetto di ricerca/intervento finalizzato essenzialmente ad un approfondimento conoscitivo delle associazioni che si occupano di persone senza dimora e, tramite queste, ad un miglioramento della conoscenza di tale fenomeno sociale a Napoli ed in Campania.
Oggi abbiamo la possibilità di diffondere i primi risultati di quella indagine, basati sulla somministrazione di complessivi 43 questionari ad altrettanti operatori di 7 gruppi/associazioni – operanti nelle Province di Napoli e Caserta - che si occupano di assistere persone senza dimora ed in condizioni di povertà estrema.
Il dettaglio della composizione del campione esaminato è il seguente:

Denominazione del gruppo/associazione
Prov.
N. Questionari
Associazione “La Rotonda”
NA
5
Comunità di Sant'Egidio
NA
12
Parrocchia Santa Maria della Misericordia
NA
9
Parrocchia Regina Paradisi - Camaldoli
NA
2
Casa della Divina Misericordia (Fond. Misericordia Domini) – Capua
CE
4
Centro Caritas Interparrocchiale “Don Donato Giannotti” - Marcianise
CE
6
Associazione “Il sorriso di Padre Pio” - Curti
CE
5

Si tratta di un campione piuttosto piccolo e “di comodo” - non essendo stato estratto con metodi casuali da una popolazione nota – dunque non idoneo ad essere utilizzato per compiere inferenze statistiche significative, ma in ogni caso utile a compiere “osservazioni” sul fenomeno indagato ed a suggerire possibili ipotesi di ricerca da sottoporre a più rigorosa verifica.
I dati saranno proposti in tre sezioni distinte per argomento:
1) la carta di identità dei volontari (in cui si presenteranno brevemente le caratteristiche socio demografiche degli operatori intervistati);
2) il disagio nella percezione degli operatori (in cui si presenteranno i dati relativi alla percezione dei senza dimora e dei loro problemi da parte dei volontari intervistati);
3) il punto di vista dei responsabili associativi (in cui si presenteranno alcuni dati salienti emersi dalle interviste rivolte ai responsabili dei servizi di aiuto).
Di seguito alcuni dati relativi al punto 1, la “carta di identità” dei volontari.
I volontari intervistati risultano in stragrande maggioranza di sesso femminile (il 72,09% del totale) e, nella stessa percentuale, appartenenti alla fascia d'età over 45. Risiedono per la quasi totalità a Napoli e Provincia o in Provincia di Caserta (rispettivamente nel 62,79% e nel 34,88% dei casi), dunque nelle stesse aree di attività dei gruppi/associazioni di appartenenza, a conferma del forte radicamento territoriale delle attività di volontariato. Posseggono un grado di istruzione abbastanza elevato (in maggioranza diploma o laurea, rispettivamente il 46,51 ed il 25,58%), sebbene si registri ancora una percentuale non trascurabile di soggetti in possesso di licenza media o elementare. Dal punto di vista della condizione occupazionale, il numero delle opzioni di risposta consentite dal questionario, ha fatto sì che venisse restituito uno scenario piuttosto articolato; tuttavia raggruppando da un lato tutte le condizioni occupazionali (lavoratore dipendente, libero professionista e precario) e dall'altro quelle non occupazionali (disoccupato, inoccupato, studente, altro), emerge una netta prevalenza di queste ultime sulle prime (in condizione non occupazionale risulta il 62,79% degli intervistati, mentre il 37,21% ha un lavoro).
Si può quindi affermare che si tratta di un'attività di volontariato svolta prevalentemente da persone in condizione non occupazionale e nel tempo libero da altri impegni, prevalentemente ascrivibili all'area della cura della famiglia.  Calcolando, infatti, la mediana (indicatore di tendenza centrale ritenuto, in questo caso specifico, più affidabile della media aritmetica a causa dei frequenti valori estremi rilevati nella distribuzione) dei valori forniti dagli intervistati, per ciascuna area di attività, si osserva la netta prevalenza dell’impegno familiare sui restanti, almeno in termini di tempo dedicato (8 ore dedicate alla famiglia, contro 4 al lavoro/studio e 3 al gruppo/associazione).
Per quanto riguarda “l'anzianità” dell'impegno volontario, la distribuzione delle risposte è fortemente polarizzata sui due valori estremi (meno di un anno, più di 5 anni, rispettivamente il 27,91% ed il 37,21%).
Mentre, per quanto attiene, al “grado” di impegno/responsabilità all'interno dell'associazione, appare netta la prevalenza dei soci ordinari e volontari semplici senza cariche (che insieme raggiungono il 74,42%) sul totale degli intervistati. Per quanto riguarda le motivazioni alla base dell'adesione all'associazione/gruppo che, almeno teoricamente, potrebbero ricalcare le motivazioni generali che hanno spinto ciascun intervistato a dedicarsi al volontariato, in prevalenza il campione si esprime per quella che potremmo definire una “motivazione ombrello”, ovvero “aiutare gli altri” (il 55,81%), seguita a distanza da “i valori che esprime” (il 18,60%), cosa che non sorprende alla luce dell'ispirazione religiosa di tutte le realtà oggetto dell'indagine.
Ma il dato interessante, in questo caso, è quel 23,26% di intervistati che risponde “altro”. Questi, infatti, specificano motivazioni più soggettive, più legate alla propria storia personale e che meriterebbero un approfondimento, come ad esempio il gruppetto di volontari che hanno motivato la propria scelta con riferimento all'esempio familiare ed in modo particolare a quello dei genitori.  Si potrebbe formulare l’ipotesi che in contesti familiari in cui sono già presenti persone impegnate nel volontariato sia più alta la probabilità che i giovani (i figli/i nipoti) si dedichino a loro volta a questo genere di attività. Naturalmente si tratta di ipotesi che necessitano – per essere confermate/confutate – di uno specifico e rigoroso disegno di ricerca. Seguirà a breve l’analisi dei dati di cui ai punti 2 e 3.
Chi volesse conoscere più approfonditamente i risultati di questa prima parte della ricerca può rivolgersi a madrigaleperlucia@gmail.com. 

Ivo Grillo (Sociologo