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L’alfabeto emotivo e sentimentale: dalle parole ai fatti

 di Rosa Galgano


Ho conosciuto il nome di Lucia Mastrodomenico grazie alla mediazione delle colleghe Concetta Zarrilli e Lucia Arminio, in contatto con l’associazione “Madrigale per Lucia”, che si occupa, tra le altre attività, di organizzare ogni anno il Premio a lei dedicato. 

Calitri, in quanto paese natale e luogo caro a Lucia, è sembrato ai responsabili dell’associazione il naturale approdo per proporre la partecipazione al concorso anche alle studentesse e agli studenti che frequentano l’istituto omnicomprensivo “Manzi – Maffucci”, articolato nei quattro indirizzi del Liceo Artistico, Tecnico Economico per il Turismo; Tecnico Agrario e Liceo Scientifico.

L’incontro con il mondo multiforme e variegato disegnato da Lucia e l’approccio alle testimonianze delle sue molteplici attività, espressione dei suoi numerosi interessi, ha stimolato la curiosità e sollecitato la riflessione dei ragazzi sulle tematiche proposte.

Dal 2024, per due anni le studentesse e gli studenti del Maffucci si sono cimentati con i temi della diversità e della cura, invitati a dare libero sfogo alla loro creatività, partendo da un pensiero di Lucia, per elaborare un’opera originale, nelle forme da loro ritenute più congeniali, attraverso produzioni in versi, in prosa e rappresentazioni grafiche. 

Nel corrente anno, per una serie di motivi, non è stato possibile per la nostra scuola partecipare al concorso, ma una rappresentanza dei docenti ha presenziato all’inaugurazione della sede calitrana dell’associazione, allestita nella casa di Lucia. 

L’augurio è che quella sede diventi un luogo in cui poter entrare in contatto diretto con oggetti, immagini e pagine delle opere di Lucia, un luogo dinamico, vitale, non cristallizzato, che metta in moto gli occhi, le mani e la mente dei visitatori. Un luogo aperto, da vivere e da animare come spazio di incontro e di stimolo per tutta la comunità calitrana. 

Oggi siamo qui, sempre nel nome di Lucia, per continuare a sviluppare le tematiche intorno a cui si è articolato il suo pensiero e sviluppato il suo percorso.L’obiettivo è di riuscire a mantenere viva la memoria, dando seguito alla riflessione, per trasformarla in azioni concrete, da incardinare nella realtà attuale. 

La relazioneche nasce dalla vicinanza, dall’ascolto e dall’individuazione di ciò che, pur costituendo un elemento di differenza, non rappresenta (diventa) un ostacolo, è al centro della riflessione da lei proposta nel corso degli anni. E ogni relazione, nella sua costruzione, prevede l’attenzione, il riconoscimento dell’altro, il rispetto delle sue idee, la cura e la disponibilità al sostegno e all’aiuto, nutrendosi della linfa delle emozioni che si strutturano poi in sentimenti.

Questo processo di costruzione prevede un impegno costante, per approfondire la conoscenza dell’altro e raggiungere la necessaria consapevolezza e quanto questo processo sia complesso e mai scontato ce lo confermano i dati di realtà, che dimostrano quanto sia difficile conoscere e includere l’altro, diverso da sé, nel proprio orizzonte. 

Costantemente connessi, siamo in realtà spesso ripiegati egoisticamente su noi stessi e ostinati nelle nostre posizioni, incapaci di prestare davvero ascolto alle persone intorno a noi, percomprendere ciò che sentono e vivono. La rete, nata per metterci in contatto in modo rapido e senza limiti di spazio, spesso ci intrappola, ci avviluppa, creando un bozzolo che tuttavia non protegge, ma soffoca, perché non favorisce una comunicazione autentica, impedendo di cogliere le sfumature proprie delle diverse espressioniverbali e soprattutto di comprendere ciò che è non detto - il sottinteso -, di notare ogni variazione nel tono della voce...

L’alfabeto emotivo, indispensabile per vivere pienamente la nostra umanità, si conosce e si acquisisce nel tempo.Ha bisogno di guide competenti, di esempi credibili e di esercizio (allenamento) costanti.

La scuola, in quanto istituzioneche ha il compito della trasmissione del sapere e della formazione di cittadini consapevoli e responsabili, si confronta quotidianamente con la difficoltà di suscitare l’interesse e far scaturire il desiderio di conoscenza. In questo tempo, ogni informazione sembra essere immediatamente disponibile e accessibile ovunque, ma scarsa è l’attenzione per ciò che concerne la sfera emotiva, percepita come qualcosa di superfluo, che appartiene al passato, o un dettaglio di nessun valore. Guardando alle nuove generazioni e alle dinamiche riscontrabili nella società attuale, da parte degli educatori si avverte,pertanto, ancora di più l’esigenza di dedicare tempo ed attenzione alla definizione e alla costruzione di un ambiente che favorisca la conoscenza di sé e dell’altro e faciliti la relazione interpersonale, per un apprendimento che passi attraverso l’educazione emotiva.

Non c’è conoscenza senza bisogno e desiderio; non c’è apprendimento, e conseguente cambiamento, senza esperienza emotiva. 

Sulla base di questo convincimento, nella pratica educativa e didattica, ho iniziato da tempo ad orientare (allenare) l’attenzione dei miei studenti,focalizzandola sugli stati d’animo da loro vissuti, per stabilire un legame tra l’esperienza personale e quella scolastica. 

Ogni lezione inizia con la trascrizione sul loro quaderno delle sensazioni provate, con la personale descrizione dello stato d’animo percepito in quel contesto e in quel momento. 

L’intenzione dichiarata è di cercare e trovare le parole più adatte, per definire ciò che si prova, per riconoscere le differenze fra le diverse emozioni, che potranno poi essere ritrovate nelle pagine delle opere oggetto di studio. Si tratta di un esercizio di analisi, di ricerca e di elaborazione che costruisce nel tempo una sorta di diario, in cui poter monitorare l’andamento del proprio stato emotivo, definendone le caratteristiche e riconoscendone elementi di continuità o discontinuità,passaggi che favorisconol’acquisizione di una maggiore consapevolezza di sé.

Il percorso individuale si potenzia poi con la ricerca guidata di stati d’animo, emozioni e sentimenti individuabili nelle vicende dei personaggi presenti nelle pagine antologiche e in quelle delle opere letterarie proposte. Vita e letteratura si incontrano nelle figure dei protagonisti dei poemi, dei racconti e dei romanzi, svelando l’universale e l’eterno che anima le pagine delle opere di ogni tempo. 

È straordinariamente coinvolgente e potente, per esempio, scoprire insieme agli studenti la natura del sentimento d’amore che lega Andromaca ed Ettore, il senso del dovere e la responsabilità delruolo di capo prevalenti rispetto al desiderio personale, la paura e la fragilità che non impediscono di accettare uno scontro impari, dall’esito scontato. 

I classici, parafrasando Massimo Recalcati, “ci leggono e ci interrogano” e sono una fonte inesauribile di esempi della complessità e delle contraddizioni che caratterizzanogli esseri umani di tutti i tempi.

In quel groviglio di emozioni positive e negative, di stati d’animo contrastantie di sentimenti oscillanti e mai granitici, si possono riconoscere le tante sfumature che ci suggeriscono di essere indulgenti nei confronti delle debolezze e comprensivi verso le fragilità, prime tra tutte le nostre;quelle manifestazioni dell’animo umane così diverse ci insegnano che la perfezione non esiste e dunque non bisogna aver timore di “essere sbagliati”, come spesso gli adolescenti pensano, o di “non essere all’altezza”, in un mondo che li vuole sempre veloci, efficienti e performanti.

L’alfabeto emotivo, secondo me, deve comprendere anche parole come errore, insuccesso efrustrazione, senza dare loro il significato generalmente e immediatamente negativo che evocano. 

Queste parole, ripeto: errore, insuccesso e frustrazione, sono fondamentali e utili, per riportare tutto ciò che accade nella corretta prospettiva. 

Non bisogna fermarsi al loro primo significato di caduta, fermata, fine dei giochi, ma interpretarlecome pausa-occasione, per scoprire ciò che non ha funzionato, rivedere il proprio percorso, individuare la causa di quel risultato e agire per porre rimedio, cambiando atteggiamento e strategia.

Dal mio punto di vista,“i sentimenti s’imparano” nel senso che è possibile e necessario, fin da piccoli, essere accompagnati in un cammino alla scoperta delle molteplici manifestazioni dell’animo umano, per conoscerle e gestirle nel modo migliore. L’insegnamento più efficace non è quello che deriva dalle parole,ma quello che si assimila dagli esempi e dalla pratica quotidiana.

Si impara attraverso l’esperienza personale e culturale, potenziate dall’incontro bruciante con i libri, che mostranola complessità della vita, suscitano un’infinità di domande, insegnano a non avere pregiudizi e a non aver timore del giudizio degli altri, perché le rispostea quelle domande non sono mai precostituite, univoche o sempre corrette.


Calitri 1 agosto 2026




I sentimenti si imparano: l’esperienza del premio per le scuole Lucia Mastrodomenico

 di Elvira Picciola


È per me un vero piacere essere oggi (1 agosto 2026 NdR), a Calitri, in questo splendido spazio,  per condividere l'esperienza che il nostro Liceo ha vissuto nel corso di questo anno scolastico nell'ambito della XII edizione del Premio Lucia Mastrodomenico, realizzata, come ormai accade da diversi anni, in collaborazione con l'Associazione Madrigale per Lucia.

Quella che inizialmente era una semplice collaborazione tra scuola e associazione è diventata negli anni un autentico percorso di crescita condivisa. Attraverso il lavoro comune sono nate relazioni di stima, affinità culturali e, mi permetto di dire, anche affetti sinceri. È proprio grazie a questo clima di fiducia che la mia collaborazione con l'Associazione si è ulteriormente ampliata, portandomi anche a entrare a far parte della redazione della rivista Madrigale per Lucia, nella quale oggi ho il piacere di scrivere.

Credo che questo sia già, di per sé, un piccolo esempio di ciò di cui discutiamo oggi: i sentimenti si costruiscono, si coltivano e crescono attraverso esperienze autentiche e relazioni significative.

Quest'anno il Premio ha assunto una connotazione nuova rispetto alle precedenti edizioni.

Pur mantenendo la sua natura artistico-letteraria, è stato,infatti,  preceduto da un percorso di approfondimento dedicato alla figura di Lucia Mastrodomenico e al tema dell'amore, attraverso incontri da parte della redazione con alcune classi del nostro Liceo.

Sono state coinvolte sei classi, scelte tra quelle che, per età e sensibilità, potevano affrontare con maggiore consapevolezza una riflessione tanto delicata quanto necessaria.

L'incontro con Roberto Landolfi, Cinzia Mastrodomenico e Luisa Festa non è stato una semplice presentazione del Premio, ma un vero momento di dialogo.

Gli studenti hanno potuto conoscere la figura di Lucia, il suo pensiero, la sua straordinaria capacità di interrogarsi sul senso delle relazioni umane e dell'amore.

Particolarmente significativo è stato il riferimento alla celebre intervista che Lucia realizzò con la filosofa Luce Irigaray, nella quale emerge una domanda ancora oggi attualissima: l'amore si può imparare?

La risposta di Irigaray è tanto semplice quanto rivoluzionaria: non solo si può imparare, ma dovrebbe essere insegnato, soprattutto a scuola.

Ed è proprio da questa convinzione che è nata la novità dell'edizione 2025 del Premio.

Al termine degli incontri, infatti, gli studenti sono stati invitati a compilare un questionario sull'educazione sentimentale e sull'amore.

Non si trattava di cercare risposte giuste o sbagliate, ma di dare voce ai loro pensieri, alle loro esperienze, alle loro aspettative.


I risultati, a mio avviso, sono estremamente interessanti.

Innanzitutto emerge che la famiglia continua ad essere il primo luogo in cui i ragazzi imparano a conoscere emozioni e sentimenti, ma appare altrettanto evidente quanto essi avvertano il bisogno che anche la scuola si occupi di educazione affettiva.

Ben quarantadue studenti, su sessanta, ritengono infatti che sia molto utile ricevere un'educazione sentimentale a scuola, mentre altri 18 la considerano comunque utile.

È un dato che ci interpella direttamente come educatori.

Un altro elemento particolarmente significativo riguarda il modo in cui gli studenti immaginano una relazione autentica.

Alla domanda su cosa cerchino maggiormente nell'amore, la risposta prevalente è stata sincerità e fiducia, seguita da ascolto e comprensione.

Ancora più interessante è ciò che li fa sentire realmente apprezzati.

Non è il contatto fisico ad occupare il primo posto, ma i gesti concreti, il rispetto e l'ascolto.

È un messaggio molto forte.

I ragazzi sembrano dirci che l'amore si manifesta soprattutto attraverso la presenza, la cura, l'attenzione quotidiana.

Anche rispetto alla possibilità di imparare l'amore, la maggioranza degli studenti risponde positivamente: trentotto ragazzi ritengono che l'amore si possa imparare sempre o spesso.

Questo dato dialoga in maniera sorprendente con il tema del convegno di oggi.

Se gli istinti appartengono alla nostra natura biologica e le emozioni nascono nel nostro cervello più antico, i sentimenti, invece, sono una costruzione culturale.

Si apprendono.

Si educano.

Si trasformano attraverso le relazioni.

Ed è proprio qui che la scuola può e deve svolgere un ruolo fondamentale.

Non soltanto trasmettendo conoscenze, ma aiutando i giovani a riconoscere le proprie emozioni, a dare loro un nome, a trasformarle in sentimenti maturi e responsabili.

Credo che il valore più grande di questa esperienza non risieda soltanto nei dati raccolti.

I numeri sono importanti, ma ancora più importante è ciò che è accaduto durante gli incontri.

I ragazzi hanno partecipato con attenzione, hanno posto domande, hanno condiviso riflessioni personali e hanno poi tradotto tutto questo negli elaborati artistici e letterari presentati al Premio.

È stato evidente quanto il tema li abbia coinvolti profondamente.

L'amore, proposto non come idealizzazione romantica ma come responsabilità, rispetto dell'altro e riconoscimento delle differenze, ha trovato nei giovani interlocutori curiosi, disponibili e capaci di grande profondità.

Per tale motivo ritengo che questa esperienza rappresenti un modello educativo estremamente significativo.

Un modello nel quale memoria, cultura, arte ed educazione affettiva si intrecciano in modo naturale.

I risultati di questo percorso, tuttavia, non possono essere letti soltanto attraverso i dati del questionario. La risposta più significativa è arrivata dal coinvolgimento degli studenti, che hanno trasformato le riflessioni nate durante gli incontri in elaborati di grande qualità e profondità.

Numerosi sono stati i lavori presentati, segno di una partecipazione autentica e di una notevole sensibilità nei confronti del tema proposto. La commissione ha attribuito diverse menzioni di merito a elaborati che si sono distinti per originalità, creatività e capacità di interpretare il significato dell'amore nelle sue molteplici sfaccettature. Tra questi, testi poetici, interviste video, cortometraggi e un significativo servizio giornalistico dedicato al tema ", che ha saputo coniugare riflessione, ricerca e divulgazione.

Sono stati inoltre assegnati due Primi Premi, uno per ciascuna sede del Liceo.

Il primo ha premiato un racconto capace di interrogarsi sul significato dell'amore attraverso una narrazione intensa e originale, che intreccia il tema dell'affettività con quello della guerra. La commissione ne ha apprezzato la ricchezza espressiva, la forza evocativa e la capacità di accompagnare il lettore in un percorso emotivo profondo, nel quale speranza e dolore si alternano con grande efficacia narrativa.

Il secondo Primo Premio è stato attribuito a un cortometraggio dal titolo Non chiamarlo amore, un lavoro di straordinaria attualità che affronta con maturità il delicato confine tra amore e ossessione. Attraverso un linguaggio diretto e coinvolgente, il video invita a riflettere sul valore del rispetto, della libertà personale e della reciprocità, contribuendo a promuovere una cultura delle relazioni sane e consapevoli.

Questi elaborati dimostrano come i nostri ragazzi, quando vengono accompagnati in un percorso educativo autentico, sappiano andare ben oltre l'esercizio scolastico. Riescono a trasformare idee, emozioni e riflessioni in linguaggi diversi – la scrittura, il giornalismo, la poesia, il cinema – offrendo interpretazioni personali e mature di un tema tanto complesso quanto essenziale.


Vorrei concludere con un sentito ringraziamento all'Associazione Madrigale per Lucia, che continua con passione e competenza a trasformare il ricordo di Lucia Mastrodomenico in un'occasione viva di formazione e di crescita.

Grazie per la fiducia che negli anni mi è stata accordata e per avermi dato la possibilità di condividere questo percorso anche come redattrice della rivista, rafforzando un legame umano e culturale nato proprio da questa collaborazione.

E grazie agli organizzatori di questo convegno e alla comunità di Calitri, che con questa bellissima iniziativa ci offrono ancora una volta uno spazio prezioso per riflettere insieme su un tema fondamentale del nostro tempo.

Perché, come ci ricorda il titolo di questo incontro, i sentimenti si imparano. E forse il compito più bello della scuola, oggi, è proprio quello di accompagnare i giovani in questo difficile ma straordinario apprendistato dell'umanità.


Calitri 1 agosto 2026