di Roberto Landolfi
Il rapporto sulle nascite in Italia, realizzato dall’Ufficio di Statistica del Ministero della Salute sulla base dei dati del Certificato di assistenza al parto (CeDAP) relativo al 2025, riporta dati desunti da 347 punti nascita. Analizzando i dati del rapporto CEDAP si conferma una tendenza, divenuta preoccupante negli ultimi anni, ad una diminuzione delle nascite in Italia. Sempre meno bambini, sempre più anziani. Servono più giovani.
Atteso che i giovani italiani, le giovani italiane sono sempre meno propensi a fare figli (in maniera più che motivata, dal mio punto di vista), occorrerebbe cominciare ad analizzare il fenomeno migratorio anche nell’ottica di un ripopolamento giovanile del vecchio e “bel paese”, uscendo finalmente dalla fase emergenziale. Se si analizza il fenomeno immigratorio come un’eterna emergenza, non si fa una seria programmazione e si commettono gravi errori, sul piano sociale, antropologico, etico e sanitario. Nonché sul piano politico: politica che, sino ad ora, tra Centri di Permanenza per il Rimpatrio (CPR) e Centri di trattenimento per la richiesta d’asilo in Albania, ha dimostrato di non riuscire a governare il fenomeno migratorio, ma solo di utilizzarlo a fini elettorali.
Tornando ai nuovi nati, si conferma, anche nel 2025 il calo delle nascite, in tutte le aree del Paese: nel 2025 si sono registrate 353.240 nascite contro le 370.577 del 2024 (1,1 figli per donna). Il dato è davvero preoccupante se si paragona alle nascite di cinquant’anni fa. Nel 1976 in Italia nacquero circa 750.000 bambini ( 2,1 figli per donna).
Il fenomeno è in larga misura l’effetto della modificazione della struttura per età della popolazione femminile e dipende dalla diminuzione della propensione ad avere figli. Le cittadine straniere hanno finora compensato questo squilibrio strutturale, ma anche tra di loro, negli ultimi anni, si nota, una diminuzione della fecondità. Le donne preferiscono sempre di più gli ospedali per mettere al mondo i propri figli con notevoli differenze tra le varie regioni.
Nel 2025 il 91% dei parti è avvenuto negli istituti di cura pubblici ed equiparati, una quota in crescita rispetto al 90% del 2024. Sale anche l’età media delle madri: 33,4 anni per le italiane e 31,4 per le cittadine straniere. Quasi sei parti su dieci si concentrano nelle strutture con almeno mille nascite l’anno, ma oltre uno su dieci avviene ancora nei centri sotto la soglia dei 500 parti l’anno. Resta alto il ricorso al taglio cesareo, soprattutto nelle case di cura accreditate, dove interessa il 45% dei parti.
Il ricorso a una tecnica di procreazione medicalmente assistita ha interessato, in media, 4,6 gravidanze ogni cento. In lieve crescita rispetto al 2024.
Il tasso di natalità varia da 4,1 nati per mille donne in età fertile in Sardegna a 7,7 nella Provincia Autonoma di Trento rispetto ad una media nazionale del 6,0. Le Regioni del Centro presentano tutte un tasso di natalità con valori inferiori alla media nazionale. Nelle Regioni del Sud, i tassi di natalità più elevati sono quelli di Campania, Calabria e Sicilia con valori superiori alla media nazionale.
In alcune regioni (Emilia Romagna, Toscana, Umbria, Sardegna, Basilicata) la quasi totalità dei parti avviene in ospedali pubblici. Campania e Lazio Sono le regioni con il numero più elevato di parti in strutture private accreditate (rispettivamente con il 37 e 19%)- Nelle case di cura accreditate il cesareo viene effettuato nel 45% dei parti, contro il 29% circa rilevato negli ospedali pubblici. Anche la cittadinanza della madre segna una differenza. Il taglio cesareo è più frequente tra le donne italiane, per le quali interessa il 30% dei parti, mentre tra le madri straniere la percentuale si ferma al 27%.
In Emilia-Romagna, Liguria e Marche, più del 32% delle nascite riguarda madri straniere. Tra le aree geografiche di provenienza prevale l’Africa, con il 32%, seguita dall’Asia, con il 22%, e dall’Unione europea, con il 15%. Le madri originarie del Sud America rappresentano invece l’8% delle donne straniere.
Restano evidenti anche le differenze nell’età al parto. L’età media delle madri italiane è pari a 33,4 anni, contro i 31,4 anni delle cittadine straniere.
Il rinvio della maternità emerge con particolare chiarezza osservando la nascita del primo figlio. Per le donne italiane, in quasi tutte le Regioni, l’età media al primo parto supera i 32 anni, seppure con variazioni territoriali. Le donne straniere hanno invece il primo figlio, in media, a 29,4 anni.
Tra le donne che hanno partorito nel 2025, il 41% presenta una scolarità medio-alta, il 21% una scolarità medio-bassa e il 38% ha conseguito una laurea. Il profilo cambia tra le madri straniere, per le quali prevale una scolarità medio-bassa, rilevata nel 40% dei casi.
Differenze altrettanto marcate emergono sul versante professionale. La rilevazione indica che il 66% delle madri ha un’occupazione lavorativa, il 27% è casalinga e il 18% è disoccupata o in cerca di prima occupazione. Tra le straniere che hanno partorito nel 2025, nel 51% dei casi la condizione professionale indicata è quella di casalinga.