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Intervista a Rita Bernardini: “Carceri italiane fuorilegge, sono fabbriche di recidive”

“Un detenuto deve essere davvero molto dotato per uscire a fine pena vivo, in salute e pronto a rientrare nella società da buon cittadino”.
 
di Angela Stella
tratto da L’Unità del 24 Dicembre 2025


Rita Bernardini, presidente di Nessuno Tocchi Caino, che iniziative sulle carceri avete organizzato per le festività?
Proseguiremo quell’opera “laica” di “visitare i carcerati” che negli ultimi due anni ci ha visto varcare per centinaia di volte la soglia di un penitenziario per andare a trovare la comunità penitenziaria. Non solo a Pasqua, Ferragosto e nelle festività di fine/inizio anno. Quest’anno da Natale al 2 gennaio saremo a Rebibbia Nuovo Complesso, Rebibbia Reclusione, Rebibbia Femminile e a Regina Coeli. Queste visite non si limitano alle ore di permanenza in carcere, ma producono dei report che inviamo al DAP affinché intervenga per risolvere i problemi concreti che vivono le persone detenute e le persone che in carcere ci lavorano, spesso in condizioni di vero e proprio degrado. Cerchiamo così -almeno- di contribuire a ridurre i danni provocati dal sistema penitenziario.
 
Dal suo osservatorio privilegiato come descriverebbe l’attuale condizione delle carceri?
Fuorilegge. Estranea al dettato costituzionale. Portatrice di sofferenza, di morte e di trattamenti contrari al senso di umanità. Il carcere è una fabbrica di recidiva. Un detenuto deve essere davvero molto dotato per uscire a fine pena vivo, in salute e pronto a rientrare nella società da buon cittadino.
 
I Papi reclamano amnistia, parte anche dell’avvocatura, della magistratura, dell’accademia, della società civile. Eppure, il Governo resta sordo. Cosa allora resta da fare, da sperare?
Occorre incarnarla la speranza affinché non sia foriera di illusioni. Amnistia e indulto sono provvedimenti costituzionali di “buon governo” per affrontare il sovraffollamento dei detenuti e quello dei procedimenti penali pendenti che a milioni ingolfano la nostra giustizia i cui tempi sono irragionevolmente lunghi come certificato da almeno trent’anni dal Comitato dei Ministri del Consiglio d’Europa. Una giustizia che arriva troppo tardi è una giustizia negata sia per le vittime del reato sia per il reo. Provvedimenti di clemenza dovrebbero essere obbligatori per uno Stato che non riesca ad assicurare un’esecuzione penale e un’amministrazione della giustizia “legali”. Pannella e il Presidente Napolitano (con il suo messaggio alle Camere del 2013) parlavano di “obbligo” di intervento immediato per uno Stato che voglia definirsi “di diritto”. Se si transige su questo, si è pronti a fare qualsiasi scempio della democrazia nella sua accezione più alta.
 
A proposito di amnistia, anche il Garante dei diritti delle persone private della libertà personale si è espresso a favore. Che giudizio dà dell’attuale Collegio?
Alla prova dei fatti il mio giudizio è molto negativo: niente relazione al Parlamento, visite di cui non si dà conto se non dei chilometri percorsi negli spostamenti da carcere a carcere, report di dati complessivi non più aggiornati. Sarà che siamo passati dal precedente collegio – eccellente -con Presidente Mauro Palma all’attuale, devo dire che la delusione è altissima. Ma sono pronta a dare atto di qualsiasi cambiamento in positivo come ho fatto recentemente dopo le sagge parole di Riccardo Turrini Vita.
 
Da ex parlamentare che conosce quindi bene le dinamiche di partito cosa non ha funzionato nei diversi appelli del presidente del Senato La Russa?
Non sono per niente negativa sulle dichiarazioni di La Russa il quale, da seconda carica dello Stato, ha almeno aperto una breccia nel solido muro della sua maggioranza di manettari e giustizialisti. Chi sta dalla parte dello Stato di diritto e dei diritti umani fondamentali deve farsi forte della sua netta presa di posizione anziché schernirla.
Non sono per niente negativa sulle dichiarazioni di La Russa il quale, da seconda carica dello Stato, ha almeno aperto una breccia nel solido muro della sua maggioranza di manettari e giustizialisti. Chi sta dalla parte dello Stato di diritto e dei diritti umani fondamentali deve farsi forte della sua netta presa di posizione anziché schernirla.
 
Lei ha notizia della task force istituita a luglio al Ministero della Giustizia
 con i magistrati di sorveglianza?
Ne ho notizia solo dagli interventi pubblici della Presidente del Tribunale di Sorveglianza di Roma, Marina Finiti che – da donna delle istituzioni – ci lavora con tanta buona volontà. Ma occorrerebbe ascoltarla la dottoressa Finiti quando parla della situazione degli Uffici di Sorveglianza, del personale amministrativo che manca, dell’essere stati esclusi dal PNRR, dell’essere costretti ancora a lavorare sul cartaceo, dei compiti aumentati a dismisura e, quindi, dell’impossibilità a riuscire a far fronte alle centinaia di migliaia di persone che attendono una decisione: solo i liberi sospesi sono almeno 120.000. I magistrati della sorveglianza in tutto sono solo 246 in tutta Italia.
Ne ho notizia solo dagli interventi pubblici della Presidente del Tribunale di Sorveglianza di Roma, Marina Finiti che – da donna delle istituzioni – ci lavora con tanta buona volontà. Ma occorrerebbe ascoltarla la dottoressa Finiti quando parla della situazione degli Uffici di Sorveglianza, del personale amministrativo che manca, dell’essere stati esclusi dal PNRR, dell’essere costretti ancora a lavorare sul cartaceo, dei compiti aumentati a dismisura e, quindi, dell’impossibilità a riuscire a far fronte alle centinaia di migliaia di persone che attendono una decisione: solo i liberi sospesi sono almeno 120.000. I magistrati della sorveglianza in tutto sono solo 246 in tutta Italia.
 
Che bilancio fa, invece, della politica in materia di penale e carcere di questo Governo?
Molto negativa, tranne che per la riforma della separazione delle carriere dei magistrati che richiamerà gli elettori al voto referendario di primavera. Come radicali di Nessuno tocchi Caino la aspettavamo da quasi 40 anni e facciamo parte del Comitato per il SI’ dell’Unione delle Camere Penali su richiesta esplicita del Presidente Francesco Petrelli. Se tutto andrà in porto, sarà un primo passo per una riforma complessiva: mancano, per esempio, ancora la responsabilità civile dei magistrati e la rivisitazione di quel principio che abbiamo solo noi in Italia dell’obbligatorietà dell’azione penale.
 
Secondo Lei Nordio è frenato dalla sua maggioranza o davvero ormai crede anche lui in questa cultura carcerocentrica alla Delmastro?
Vorrei chiederglielo perché non ho dimenticato il suo impegno passato per la de-carcerizzazione, a favore delle depenalizzazioni, e sul suo essere a fianco di Marco Pannella a favore di un provvedimento di Amnistia. Penso che ci vedremo presto e glielo chiederò. L’incontro me lo ha promesso anche se non gli abbiamo risparmiato critiche e – come Nessuno tocchi Caino con Roberto Giachetti – lo abbiamo addirittura denunciato insieme ad Ostellari e Delmastro.
Cosa spera che dica sul tema il presidente della Repubblica Sergio Mattarella nel suo discorso di fine anno?
A me piace moltissimo quel che dice il Presidente della Repubblica non solo sulle carceri, ma anche in politica estera. Tiene la barra dritta su ciò che è indispensabile in una democrazia. Mi lasciano perplessa le sue quotidiane esternazioni su qualsivoglia argomento, mentre sulle questioni veramente importanti – come la condizione inaccettabile delle nostre carceri – io credo che dovrebbe esprimersi indirizzando messaggi alle Camere come previsto dall’art. 87 della Costituzione. Mi auguro che scelga questa strada, come fece Napolitano nel 2013.
 
Lei farà un nuovo sciopero della fame?
Ne ho fatti molti nella mia vita di radicale e certo non escludo di ricorrere ancora a questo strumento della nonviolenza che è una forma alta di dialogo con i rappresentanti delle istituzioni. Non di rado abbiamo coinvolto nell’azione nonviolenta decine di migliaia di detenuti. Ammetto però che mi pesano non poco le richieste degli amici (e parlo di amici veri) che, quando lo sciopero della fame si prolunga, mi sollecitano a smettere. Ricordo ancora quando, durante la battaglia contro lo sterminio per fame nel mondo, Marco Pannella ideò i “tentativi” di sciopero della fame, fino a quello – lunghissimo, ma finalmente “riuscito” – che consentì di raggiungere, almeno in parte, gli obiettivi prefissati. Seguirò probabilmente quell’esempio. In un’epoca in cui tutto rischia di diventare artificiale, credo che un gesto che coinvolga il proprio corpo, nella sua dimensione reale e tangibile, possa stimolare riflessioni che spesso si preferisce evitare, rifugiandosi in slogan facili e superficiali per non affrontare la complessità dei problemi.

Gesù, il grande innovatore

 di Roberto Benigni
tratto da “Avvenire” del 10 dicembre 2025

«Ha spaccato in due la Storia, ha portato una legge nuova: la legge dell’amore! È il primo che ne parla in quel modo. Gesù lo fonda, l’amore, lo inventa!»


In occasione della messa in onda dello speciale Pietro. Un uomo nel vento, questa sera su Rai 1, Roberto Benigni pubblica con Einaudi un libro omonimo (pagine 128, euro 14,50), scritto dall’attore assieme a Michele Ballerin, Chiara Mercuri e Stefano Andreoli. Anticipiamo qui un estratto del testo.

Sembra strano che una storia così grandiosa come quella di Gesù e i suoi discepoli si svolga per lo più in Galilea, una piccola regione della Palestina. Eppure è vero: succede tutto lì, fra quattro o cinque villaggi presso il lago di Tiberiade. Ma la parola di Gesù non può restare confinata in quel fazzoletto di terra. E così arriva il momento in cui Gesù decide di andare a Gerusalemme, la città santa, che è in un’altra regione, la Giudea. E allora le cose cominciano a cambiare. Eccome se cambiano! Perché la predicazione di Gesù non suscita solo entusiasmo e gioia: a qualcuno non piace, gli dà proprio fastidio. E Gesù comincia a essere odiato, sempre di più. Ma da chi? Chi odia Gesù? I sacerdoti, soprattutto, le autorità religiose, come il Sinedrio, che era la più alta autorità ebraica: faceva le leggi e puniva chi le trasgrediva. Ma anche gli scribi – gli intellettuali dell’epoca – e i farisei, i maestri della legge. Tutte queste persone cominciano a odiare Gesù, fino a desiderarne la morte, perché ne hanno paura, lo sentono come una minaccia.

Voi direte: «E perché ne hanno paura?» Perché?! Ma perché Gesù è Gesù! È la rivoluzione, è un terremoto! Dove passa lui non resta in piedi niente: le vecchie idee, i vecchi valori, le tradizioni e i loro custodi… Viene giù tutto! Ogni parola di Gesù è un colpo di piccone. Perché Gesù non è venuto a creare una nuova religione, no: ce n’erano già troppe. È venuto a cambiare radicalmente la vita, a rovesciarla! Distrugge il mondo vecchio per crearne uno nuovo. E se la prende con tutti, senza guardare in faccia nessuno: farisei, scribi, sacerdoti, mercanti… Con i ricchi, gli ebrei, i non ebrei… Per lui il potere non esiste, non significa nulla. Come quando si rivolge ai sacerdoti e dice loro: «In verità vi dico: i pubblicani e le prostitute vi passano avanti nel regno di Dio». Che era come se dicesse ai ricchi e ai potenti, agli uomini più rispettati e temuti della Giudea: «Tu, che ti credi tanto importante, per Dio non vali niente». Ma vi rendete conto? Gli dice così: testuale!… E quell’impeto, quell’ardore, esplode davanti all’ingiustizia e all’ipocrisia. Come a Gerusalemme, nel Tempio. Dove Gesù entra, ma non come un visitatore, né come discepolo: entra come figlio. Un figlio che trova la casa del padre trasformata in un mercato. Infatti la gente vendeva e comprava dentro al recinto del Tempio: facevano affari, contrattavano, trafficavano! «Quant’è?» «A quanto me lo metti?»… Dentro al Tempio! Allora Gesù rovescia i tavoli: li ribalta proprio, letteralmente! Le monete rotolano a terra, i banchi si spezzano. I venditori scappano, le colombe volano via libere. E lì cambia tutto. Gesù non è più l’uomo mite delle parabole: adesso è un fuoco, è la voce del giudizio. Esce dal Tempio, lo fissa e minaccia: «Vedete queste pietre? Sarà tutto distrutto, pietra su pietra! Niente resterà, niente!».

Pietro è lì. Anche lui lo sente, lo vede. Questa presa di posizione durissima di Gesù segna un punto di non ritorno. Il contrasto con il potere religioso ora è sotto gli occhi di tutti. Pietro capisce che i capi del Tempio non dimenticheranno mai quella umiliazione. Ma Gesù non è odiato solo per questo. C’è dell’altro. Parto da una cosa semplice: la schiavitù. Sì, lo so, ora per noi è una cosa lontana… che non è vero, perché esiste ancora oggi… Ma lo sapete cos’era la schiavitù ai tempi di Gesù? Sapete che i figli degli schiavi venivano cresciuti dentro a dei recinti, come gli animali? E appartenevano al padrone, non al padre, non alla madre: si potevano vendere! Si poteva farne ciò che si voleva, anche ucciderli! E nessuno ci trovava nulla di strano, anzi si divertivano! Commerciavano, vendevano e compravano esseri umani. C’era proprio il mercato, tutti i giorni! Poi arriva lui, Gesù, e dice che davanti a Dio non c’è più schiavo né padrone, non c’è più oppresso né libero, non c’è più uomo né donna… ma siamo tutti fratelli, tutti uguali. Lo capite che rivoluzione è questa? Gesù ha rotto la piramide del potere, ha rovesciato la vita! Ha spaccato in due la Storia, ha portato una legge nuova: la legge dell’amore! L’amore, sì, ma attenzione: l’amore come lo intendiamo noi oggi. Come qualcosa che più alto non c’è niente, che quando c’è non serve altro: non servono le leggi, i comandamenti, le regole, le punizioni… E se noi oggi lo intendiamo così, è solo grazie a Gesù! È il primo che ne parla in quel modo. Gesù lo fonda, l’amore, lo inventa! Perché Gesù ha fatto della sua vita un capolavoro d’amore, è riuscito ad amare come nessuno prima di lui. Ed è impressionante la grandezza, l’estensione di questo suo amore. Lo ha allargato, così tanto che di più non si può. Come se avesse detto: «Voglio vedere fin dove posso arrivare. Di più, di più!» Fino ad amare lo straniero, lo sconosciuto, il diverso… fino ad amare il nemico! Ecco: «Ama il tuo nemico» è forse la frase più sconvolgente mai pronunciata sulla faccia della Terra. Forse è la parola più forte, più alta di tutto il pensiero umano, e per questo ci sembra irraggiungibile: se ne sta lassù, è troppo alta, non ce la facciamo. Però qualcuno l’ha detta, per sempre!

Ma vi rendete conto? Questo è uno dei pensieri che cambiano la Storia: qui c’è davvero un prima e un dopo. Ma quando l’avete mai sentita una rivoluzione così? Altro che Rivoluzione francese, mi viene da ridere!… Gesù non ci pensa proprio a usare la ghigliottina contro i nemici, anzi: all’ultima cena intinge il boccone con il discepolo che lo ha già tradito, Giuda, e si lascia baciare da lui! Un Dio che si lascia toccare, baciare, rinnegare, persino tradire – tradire! – ma che non smette di amare! Questa è la vera natura del cristianesimo: non una religione di regole, ma una rivoluzione d’amore! Dopo Gesù, nulla è stato più come prima. Perché dopo di lui anche lo schiavo, anche il povero, anche il bambino valgono quanto un re. E infatti, tra quelli che lo ascoltano molti non possono capire, non ci riescono, non vogliono capire. Per questo Gesù comincia a essere temuto e odiato, e quando con i suoi discepoli arriva a Gerusalemme ha capito che sta andando incontro alla fine, che il suo destino è segnato. Perché lui sì, ama i suoi nemici… ma i suoi nemici non lo amano per niente.