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Condoglianze per Piero Angela

“Ci sedemmo dalla parte del torto visto che tutti gli altri posti erano occupati”

Frase di Bertolt Brecht, scomparso il 14 agosto di 66 anni fa a Berlino all’età di 58 anni 

 

La scomparsa di un essere umano è sempre una notizia triste, drammatica. Condoglianze quindi ai familiari di Piero Angela, recentemente scomparso.

Non mi sento però di associarmi al coro di encomi per un uomo che è stato molto noto, molto amato dal popolo, ma anche da politici, scienziati, giornalisti. Piero Angela è stato un grande comunicatore, ma aveva una visione parziale della scienza e  non aveva  una visione eticamente condivisibile delle ricadute pratiche delle scoperte scientifiche.

Provo a fare alcuni esempi relativi alla medicina, questione che conosco meglio. 

La sua affermazione, più volte riportata, “mi curerò con la medicina alternativa, quando avrò una malattia alternativa” è infatti scientificamente “presuntuosa” ed eticamente contestabile.

Non è mia intenzione difendere le medicine alternatine, né tanto meno l’omeopatia, a cui Angela si riferiva. È mia intenzione rimarcare i limiti della “scienza” medica, come  la pandemia in atto sta mostrando chiaramente. 

Sono favorevole ai vaccini,  tre volte vaccinato ma non ho le certezze sbandierate da medici e ricercatori che, per motivi politici o gestionali, non perdono occasione per comunicare l’infallibilità della scienza medica tradizionale, traendone, alle volte, benefici personali.  

Ho la consapevolezza del limite. Continuerò a sedermi dalla parte del torto, in scienza e coscienza, seguendo gli insegnamenti del mio maestro, Giorgio Liotti, grande medico, scomparso anch’egli, più che novant’enne, anni or sono. Giorgio diceva che:  “il più delle volte è il medico che diviene medicina; occorre essere disponibili ad utilizzare tutti gli strumenti che si hanno a disposizione per combattere le malattie”. Utilizzava le cure tradizionali, i farmaci della medicina ufficiale, ma, non disdegnava di utilizzare pratiche alternative, ad iniziare dall’omeopatia.

Chi si occupa di comunicazione alla popolazione deve essere, con tutta probabilità, molto più deciso, non può lasciare spazi ai dubbi e all’incertezza. Ecco quindi che i grandi comunicatori,  alla Umberto Veronesi, alla Piero Angela, hanno bisogno di trasferire certezze, non lasciare spazio ai dubbi, finendo così per fare un lavoro più gestionale che scientifico. Traendone inoltre indubbi vantaggi: celebrità, potere, risorse economiche. 

Giorgio Liotti, viene ricordato dai suoi pazienti e da quanti lo hanno conosciuto e gli hanno voluto bene. Piero Angela viene ora osannato e poi,  sarà ricordato dai più,  attraverso fondazioni, intitolazioni all’ università etc.  Per chi preferisce il dubbio alle certezze, la consapevolezza  del limite,  all’ipertrofia della sicumera scientifica, non resta che rimanere seduti dalla parte del torto e sentirsi orgogliosi della propria coerenza. 

Dunque comunicatori e gestionali, non sempre rendono un buon servizio alla diffusione della scienza, nel senso di quanto ci ha tramandato Karl R.Popper. 

Popper,  nel suo capolavoro,  “Congetture e Confutazioni”, riferendosi al <razionalismo critico> affermava : “In che modo possiamo sperare di scoprire l’errore e di eliminarlo?” la risposta è:”criticando le teorie o i tentativi congetturali fatti dagli altri, e, se possiamo educarci a farlo, criticando le nostra stesse teorie o i nostri tentativi congetturali”. Quanto è lontana la metodologia Popperiana da quella adottata dai grandi comunicatori gestionali che hanno discettato e continuano a discettare di scienza.


R.L.

La guerra che verrà (di Bertolt Brecht)

La guerra che verrà

non è la prima.

Prima ci sono state altre guerre.

Alla fine dell’ultima c’erano vincitori e vinti.

Fra i vinti la povera gente faceva la fame.

Fra i vincitori faceva la fame la povera

gente egualmente


(segnalata da Maria Colaizzo)

 

 

Scrivendo della sua esperienza sulla devastazione della prima guerra mondiale, il noto “Sul fronte occidentale” del poeta edoardiano Alfred Noyes parla dal punto di vista dei soldati sepolti in tombe contrassegnate da semplici croci, chiedendo che la loro morte non sia vana. 

La lode dei morti non era ciò di cui i morti avevano bisogno, ma la pace fatta dai vivi.

Un estratto:

Noi che giaciamo qui, non

abbiamo più niente da pregare.

Con tutte le tue lodi siamo sordi e

ciechi.

Potremmo non sapere mai se

tradisci

La nostra speranza, per rendere la

terra migliore per l’umanità.

(segnalata da Maria Colaizzo)

 

 

Poesia sulla Pace (di Gianni Rodari)

 

Ci sono cose da fare ogni giorno:

lavarsi, studiare, giocare,

preparare la tavola

a mezzogiorno.

Ci sono cose da fare di notte:

chiudere gli occhi, dormire,

avere sogni da sognare,

e orecchie per sentire.

Ci sono cose da non fare mai,

né di giorno, né di notte,

né per mare, né per terra

per esempio, la guerra.

 

(segnalata da Virginia Varriale)