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Le Città Visibili

Le città invisibili di Italo Calvino è uno dei primi libri che abbiamo citato in questa rubrica dedicata a città e cittadinanza. Virginia Varriale ci ha segnalato il catalogo della mostra-omaggio a Renzo Piano, pubblicato da Electa dal titolo: “Le città visibili”. Quindi dall’invisibile al visibile. Un viaggio affascinante attraverso disegni, schizzi, idee. Il catalogo, dedicato all’idea di città, come elemento centrale della cultura contemporanea del progetto architettonico. Le Città Visibili si concentra sulla forte valenza urbana dell’architettura di Renzo Piano, omaggiando nel titolo Italo Calvino. Nel volume, i disegni, le immagini dei cantieri e le costruzioni sono presentate, raccolti in due nuclei fondamentali. Le grandi città, dove maggiori sono state le realizzazioni curate da R.Piano, e le città raggruppate come luoghi di realizzazioni di unità tematiche: città delle arti, città della musica, città delle acque, la città della gente, la città che sale, le torri. Renzo Piano ci ricorda l’importanza delle periferie dove nessuno ha speso danaro o tempo (la vera risorsa scarsa) per la manutenzione. Proprio lui che ha progettato e realizzato opere maestose in ogni parte del mondo, ci ricorda l’importanza della manutenzione, adattando un termine “rammendo”, di derivazione sartoriale, alla cura e manutenzione delle periferie. Il termine rammendo è stato ripreso di frequente da vari esponenti, politici o tecnici, che si occupano di gestione. Ma in realtà si è fatto davvero poco, in questi ultimi anni, per il rammendo/manutenzione delle periferie, nelle grandi città e non solo. Sono le inaugurazioni che danno lustro ai politici, a coloro che si occupano di gestione (quindi anche i sindaci) e fanno crescere i consensi; molto meno le manutenzioni che non fanno notizia, non vengono riportate con titoloni sui giornali e televisioni.  

Poi, se a distanza di anni, il bene pubblico inaugurato (una strada, una ferrovia, un ospedale), va in malora, sarà colpa di qualcun altro; sarà responsabilità di qualcun altro occuparsene. 

Esortiamo dunque i gareggianti, aspiranti amministratori locali, che partecipano alla prossima tornata elettorale, ad occuparsi delle manutenzioni delle periferie e trarre spunto dal catalogo sulle “Città Visibili”. Sono proprio le periferie, “le città del futuro, i luoghi dove si concentra l’energia umana e lasceremo in eredità ai nostri figli”.

 

Ancora Mappe

Trascorro queste giornate di metà settembre nella “mia” isola; dico mia non certo perché lo sia, ma perché appartiene al mio passato come al mio presente. In maniera molto differente, come può banalmente attendersi. Anche in questo caso, c’è per me, un prima e un dopo Lucia. Lucia amava Ponza come altri pochi posti. Quando le si chiedeva il motivo, rispondeva senza indugio: ”per la sua bellezza”. Con semplicità, perché quando la bellezza è naturale è anche semplice da spiegarsi. 

In questi giorni sull’isola si assiste alla transizione verso il lungo letargo invernale.  Se ne colgono i primi segnali, anche se ci sono ancora turisti in giro, ma per lo più sono anziani o amanti delle immersioni subacquee. Da ottobre, pian piano, l’isola si svuoterà e chiuderanno i negozi. L’inverno scorso ha chiuso anche l’unica edicola presente. Quest’anno pure, succederà a breve. Quindi niente quotidiani di carta o riviste, tutto è online. Un ulteriore disagio per l’isola d’inverno.

In questi giorni l’edicola è regolarmente aperta.  Il Domani del 17 settembre ha al suo interno un inserto dal titolo, “Dopo Domani”, dedicato ad una materia a me cara: “le mappe, la geografia”. Viene detto: “Il mondo un posto complicato. Mappe per orientarsi. Dopo tanta smaterializzazione torna la fisicità della geografia. Cartografia di un mondo in cui i confini continuano a spostarsi.” All’interno dell’inserto si trovano mappe e piantine geografiche colorate che descrivono tra l’altro: - dove sono ubicati i progetti e gli investimenti cinesi in Africa; - una linea nel deserto dell’Africa che accende i conflitti a sud del Marocco; - i misteri di Putland, Somaliland e Socotra, perché resta strategica l’ex costa dei pirati (chi sa a quale costa ci si riferisce ma, avendo la mappa davanti, è facile comprenderlo); - a tutti i potenti interessa il Gibuti e non è più un posto da Corto Maltese; tutti vogliono il Kashmir e c’è chi spera nei talebani; - la partita ambigua del Caucaso dove vuole comandare Putin; le grandi risorse delle tre Guyane che stimolano l’appetito dei vicini.  

Difficile immaginare dove sono questi luoghi ma, guardando le mappe sul giornale, diviene facile. Meraviglia della cartografia, geografia che serve a riflettere e non solo osservare.

L’inserto del giornale sulle mappe ci aiuta a capire l’importanza di sapersi orientare, approfondire, farsi una opinione e, se serve, prendere una decisione quando ci si interessa di città, stati, popolazioni.  Non basta certo google maps che resta utile quando vogliamo andare a fare una gita fuori porta e non più di tanto. Per gestire, per amministrare i paesi e le città, serve studiare la geografia, la storia, sapersi orientare, camminare nelle strade, ascoltare e parlare con le persone.

 

RL

Ancora sulla città, questa volta dal Messico, due interessanti pezzi pubblicati su “Valigia Blu” del 11 settembre 2021 (NdR)

 

Citta del Messico

La statua di Cristoforo Colombo, realizzata dallo scultore francese Charles Cordier e che dal 1877 ha campeggiato nel cuore di Città del Messico, sarà sostituita da quella di una donna indigena. Ad annunciarlo il 5 settembre la sindaca della città, Claudia Sheinbaum, durante una cerimonia in occasione della Giornata internazionale delle donne indigene. Sheinbaum ha spiegato che la statua in bronzo di Colombo sarà spostata nel Parque América, un parco nel quartiere Polanco della capitale, e che quella di una donna olmeca prenderà il suo posto. Il monumento del navigatore ed esploratore genovese – che già nel 1992 aveva subito danni durante le manifestazioni per le celebrazioni del 500esimo anniversario – è già stato rimosso dal basamento il 10 ottobre 2020, due giorni prima delle proteste organizzate nella ricorrenza del suo sbarco nel 1492. Sheinbaum ha specificato che il trasferimento della statua non è un tentativo di “cancellare la storia” ma di garantire “giustizia sociale” e di dare un riconoscimento alle civiltà che esistevano in Messico prima della conquista spagnola. «Esistiamo grazie a loro», ha detto Sheinbaum. «È la storia del nostro paese e della nostra patria».

 

 

“Messico: la Corte suprema depenalizza l'aborto con una sentenza storica per il paese.”  

Con una decisione presa all'unanimità la Corte suprema del Messico ha stabilito che punire l'aborto è incostituzionale. 

Al termine di una sessione durata due giorni i giudici dell'alta corte hanno ritenuto contraria alla Costituzione la legislazione dello Stato di Coahuila, nel nord del Messico, che punisce le donne che praticano l'aborto e le persone che le fanno abortire dietro consenso con pene da uno a tre anni di reclusione. 

Arturo Zaldivar, presidente della Corte suprema messicana, ha accolto la decisione definendola “un momento spartiacque” per tutte le donne, soprattutto per quelle più vulnerabili.

Con il voto di martedì viene definito un criterio obbligatorio per tutti i giudici del paese che non permette più di perseguire qualsiasi donna che abbia abortito senza violare i criteri della corte e della Costituzione, ha affermato Zaldivar.

"Poiché la decisione è stata raggiunta con una maggioranza che supera gli otto voti, le ragioni della Corte sono vincolanti per ogni giudice in Messico, sia federale che locale", ha sottolineato il massimo organo giudiziario.  Il governo dello Stato di Coahuila ha rilasciato una dichiarazione in cui afferma che la sentenza avrebbe effetti retroattivi e che qualsiasi donna imprigionata per aborto debba essere rilasciata “immediatamente”.

«Non si tratta del diritto all'aborto», ha dichiarato il giudice Luis María Aguilar che ha scritto il parere della Corte. «È piuttosto il diritto delle donne e delle persone in grado di portare avanti una gravidanza di prendere decisioni».

La sentenza di ieri è in netto contrasto con la legge entrata in vigore nei giorni scorsi in Texas – con il quale lo Stato di Coahuila confina – che vieta l'aborto dopo sei settimane di gravidanza e consente ai cittadini di perseguire legalmente azioni contro donne che vogliono abortire e persone che le aiutano. 

«È la prima volta che la corte va dritta al cuore della questione» sulle restrizioni all'aborto, ha affermato Rebeca Ramos, direttrice di GIRE, un'organizzazione che tutela i diritti riproduttivi.

«In questo caso specifico è se la criminalizzazione, considerando l'aborto volontario nelle prime fasi della gravidanza un crimine, sia costituzionale», ha aggiunto. «Ciò che è stato stabilito è che non è costituzionale perché colpisce una serie di diritti umani».

 

Ripresi da Valigia Blu del 11 settembre 2021