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La bistecca verde


No, non ho mai avuto paura di non piacergli. Mentre intorno a me tutti hanno questa paura, di non avere la loro approvazione, io invece voglio dispiacergli, voglio che sappiano che non siamo tutti alla loro mercè. Quando si compra una bistecca e loro ti fanno vedere ostinatamente la parte “giusta”, la parte rossa, io chiedo:” per favore mi faccia vedere l’altra parte”. Loro rispondono:”le faccio vedere l’altra parte di questo, è lo stesso pezzo…” e abbandonano il primo pezzo posandolo sul lato impresentabile. Un giorno che ero appena uscita dall’ospedale, sempre per quegli attacchi di enfisema, avevo chiesto a Yann di prendermi una bistecca, avevo voglia di carne. Yann non osa aprir bocca con i negozianti, può subire qualsiasi cosa da loro, avvelenamento compreso. Quel giorno, se n’è venuto con una bistecca che era verde. Un pezzo di carne verde. Ho preso la bistecca, gliel’ho fatta vedere. Gli ho detto:”Non sei stato capace di dire qualcosa?” e lui ha detto:”No, non ho osato”. Ho pianto. Non ho potuto trattenermi. Gli ho detto:”Senti, è il primo pasto che faccio, esco dall’ospedale, avresti potuto buttarla via, comprarmene un’altra”. Lui ha detto:”Non ci ho pensato”. 
Ho smesso di piangere. Ho preso la bistecca e l’ho buttata nella pattumiera. Ero su tutte le furie. La bistecca era verde e io ero nera. Quando è tornato a mangiare, ho tirato su la bistecca dalla pattumiera e gliel’ho messa nel piatto. Lui è arrivato, ha visto la bistecca verde, ha cacciato un grido d’orrore e l’ha buttata in pattumiera definitivamente. Non si è più vista in giro.
Ho anche un’altra mania, dato che parliamo di comportamenti abituali. È quella di rivolgere la parola a chi mi sta vicino, soprattutto in aereo. Parlo perché mi rispondano. Se la persona mi risponde significa che non è in ansia, così mi sento tranquillizzata a mia volta. Parlo del paesaggio o dei viaggi in generale, anche di quelli in aereo. In treno parlo per parlare con degli sconosciuti, parlo di quello che si vede, del paesaggio, del tempo. Ho spesso un desiderio di parlare, molto vivo, molto forte.
Una volta in aereo, mi è capitato un signore che non mi rispondeva assolutamente, non rispondeva a nessuna domanda, niente. Ho lasciato perdere. Ho pensato che non dovevo essergli simpatica. Non mi è venuto in mente che poteva non conoscermi. Quando se n’è andato mi ha detto:” Arrivederci, Marguerite Duras”. Dunque era proprio così, non aveva voluto parlare con me.

Tratto da Marguerite Duras “La Vita Materiale” Feltrinelli 1988 

La ricetta


Poesia di Mascha Kaleko (Schidlow 1907 – Zurigo 1975). Poetessa tedesca, ebrea.  Ha scritto, tra le altre sue poesie, “Ricetta”, splendida rappresentazione che insegna a vivere la vita, di grande attualità, nell’oggi fatto di paura e delle tragiche conseguenze delle paure. (NdR)

Scaccia la paura
e la paura della paura.
Per qualche anno le cose basteranno.
Il pane nel cassetto
e il vestito nell’armadio.
Non dire mio.
Hai  preso le cose solo in prestito.
Vivi nel tempo e capisci
che poche cose ti servono.
Accasati.
E tieni pronta la valigia.
È vero quello che dicono:
ciò che deve succedere, succederà.
Non andare incontro alla pena.
E quando arriva,
guardala tranquillamente.
È effimera come la felicità.
Non aspettare nulla.
E abbi cura del tuo segreto.
Anche il fratello tradisce
se si tratta di te o di lui.
Prendi la tua ombra
come compagna.
Scopa bene la tua stanza.
E saluta il tuo vicino.
Aggiusta il recinto
e anche il campanello della porta.
Tieni aperta la ferita dentro di te
sotto il tetto delle cose che passano.
Strappa i tuoi piani. Sii saggio
e credi nei miracoli.
Sono iscritti da tanto tempo
nel grande piano.
Scaccia la paura
e la paura della paura.

Tratto da “Restaurars” / novembre 2017