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Autonomia differenziata (AD)


Due semplici parole, autonomia differenziata, celano uno scenario inquietante che, in un futuro molto prossimo potrà avere ricadute disastrose in Italia, in special modo al sud.
Che cos’è l’AD? Una proposta avanzata da alcune regioni del nord (in primis Lombardia, Veneto, Emilia Romagna) che, per 23 materie (dalla sanità, alla scuola, ai trasporti, protezione civile etc.), vogliono poter decidere in proprio per i loro cittadini. 
L’autonomia esiste già in sanità, nel Servizio Sanitario pubblico, ove il regionalismo è attivo di più di 15 anni. Che effetti ha prodotto?  l’Italia è divisa per aree geografiche, con le regioni del nord che ricevono più finanziamenti, hanno ospedali che funzionano, in media, meglio. Per anni il sud ha ricevuto rifiuti tossici dalle regioni del nord ed ha esportato malati, pagando le cure effettuante fuori regione tramite un complicato meccanismo che si definisce “compensazione sanitaria”. A dire il vero, attualmente in sanità,  la situazione è migliorata in alcune regioni del sud, in particolare in Campania, ma dopo un decennio caratterizzato da enormi problemi, 
Se passa la legge che introduce l’autonomia differenziata, toccherà anche alla scuola, ai trasporti etc., con buona pace dell’unità d’Italia. Le conseguenze possono essere molto gravi. Alcuni esempi: assunzioni  differenziate per residenza regionale dei partecipanti,  programmi di studi diversi da regione a regione.
Chi vuole l’AD? Le tre regioni apripista ma a seguire altre regioni del nord. I proponenti continuano a dire che non vogliono più soldi dalla Stato, solo più autonomia nelle decisioni. Falso. Infatti già ora alcune di loro chiedono che, i proventi derivanti dalle tasse siano assegnate alle regioni dove le tasse si pagano. Quel che viene tolto ai ricchi vada ridato ai ricchi, principio che cozza con la nostra Costituzione. Qualcosa di simile a quanto già avviene in sanità.  Da molti anni ad esempio la regione Campania riceve una quota di finanziamento più bassa (1780 euro per cittadino all’anno)  rispetto al Veneto e la Lombardia (quasi 1900 euro). 
Ce la farà il governo a promulgare la legge sull’AD e farla approvare dal Parlamento? Il tempo gioca a favore dai proponenti leghisti che ormai governano tutte le regioni del nord e vogliono dare un segnale agli elettori di quelle regioni. La Lega, come tutti i movimenti estremistici,  quando vanno al governo  inizialmente propongono provvedimenti moderati. Poi alzano il tiro. Il guaio è se gli avversari e gli elettori si fanno ingannare da tale trasformazione moderata. Bisogna invece sempre aver presente che, ampi strati della dirigenza della Lega,  sono per dividere l’Italia, sono anti Europa ed anti Euro. I leghisti per ora non abbandonano al loro triste destino i Cinque Stelle. È utile avere governo ed opposizione all’interno della stessa maggioranza parlamentare. Vogliono dunque completare l’opera. Continuare a crescere nei consensi elettorali, durare il più a lungo possibile,  contribuendo alla cachessia dei 5 stelle, dividere l’Italia con l’autonomia differenziata e allontanarsi ancor più dall’Europa che conta, per poi allearsi con Fratelli d’Italia e dar luogo ad un governo sovranista, suggellato dalla circolazione di eurobond, vera e propria carta straccia. 
Un passo importante di questo esiziale percorso politico è l’approvazione della legge sull’autonomia differenziata. Fondamentale sarà l’opposizione delle regioni del sud. Anche la Campania vuole più autonomia ma in tutt’altra maniera: salvaguardando la coesione nazionale, facendo applicare i LEP (Livelli Essenziali delle Prestazioni) previsti dalla Costituzione,  contribuendo a colmare il divario esistente tra regioni del  nord e regioni del sud. 

RL

Gran Caffè Gambrinus


Sia che tu venga dalla sempre affollata via Toledo, o che arrivi ancora abbagliato dalla grandiosità di piazza del Plebiscito, certo è che non puoi non andare con lo sguardo al Gran Caffè Gambrinus, più che un bar un topos nella vita dei napoletani e non solo. Da napoletana infatti non sono solita consumare un caffè al banco perché Gambrinus è luogo di incontro piuttosto che bar per un frettoloso ristoro. È anche luogo  di osservazione e riflessione: il movimento che circonda gli avventori ai tavolini è continuo e mai deludente, non a caso luogo preferito da artisti che, soprattutto nel passato, ne hanno tratto felici ispirazioni per le loro opere. Troneggia davanti ai tavolini dei dehors sulla piazza Trieste e Trento, Gambrinus stesso, leggendario re delle Fiandre, a cavalcioni sul barilotto della sua felicissima invenzione: la birra! Nel tentativo di conciliazione tra la bionda bevanda ed il nero caffè si è andata delineando dalla fine dell’ottocento dello scorso millennio, una peculiare forma di accoglienza e di offerta sia ai napoletani sia a tutti quei “forestieri” che trascorrevano nella città il loro tempo di svago. 
Il momento di massimo fulgore ed espansione il Gambrinus lo ha visto infatti nel periodo della Belle Epoque; è il  periodo della luce elettrica, del telefono, dei primi voli. E’ la volta della sciantosa, versione napoletana della chanteuse parigina, che con le sue canzoni, spesso scritte dagli stessi avventori, incanta habitués ed occasionali frequentatori. Scrittori, intellettuali, artisti popolano dunque le storiche sale, abbellendole con dipinti che ancora oggi possono essere ammirati dagli avventori.
Mi piace d’altra parte ricordare come questo luogo negli anni del fascismo sia stato identificato dai napoletani non allineati al Regime come una sorta di zona franca di incontro, tant’è che nel 1938 il locale verrà chiuso perché considerato antifascista. Non a caso il protagonista della fortunatissima serie letteraria di Maurizio De Giovanni, il commissario Ricciardi, ne è un frequentatore, concedendosi, nel tratteggio doloroso della sua esistenza, con il suo amico medico, feroce e neanche larvato oppositore del Regime, il piccolo piacere di una sfogliatella.
Dobbiamo attendere gli anni ’70 del secolo passato, per rivedere il Gambrinus nell’antico splendore in cui tutt’oggi lo possiamo ammirare. Il locale va al passo con i tempi, migliaia di avventori lo popolano, anche solo per un caffè o per un selfie da postare agli amici rimasti in chissà quale parte di mondo; si producono quintali di dolci tipici, qualcuno anche da Guinness e il caffè spesso non è all’altezza della fama.
Tuttavia quando ti siedi al tavolino, l’antica atmosfera del luogo ti avvolge, sei nel mondo, tra la gente, sei la gente, sei parte di quell’incanto nel vivere partenopeo sempre unito al sottinteso che il vivere ha di doloroso. Sei pronto a meravigliarti di fronte al via vai di tanta umanità che guardi come se fossi sconosciuto a te stesso, come se, da quello sconosciuto che sei, potessero scaturire le più straordinarie sorprese.

Maria Vittoria Montemurro