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Continua l’impegno della ONLUS “Madrigale per Lucia” e della nostra redazione a favore delle zone interne del sud, in particolare per l’Irpinia. Testimonianza ne è la mostra realizzata a Lacedonia da Luisa Festa, della quale riportiamo di seguito un commento di Michele Miscia ed una foto. Vorremmo in autunno organizzare in Irpinia, possibilmente a Calitri, una mostra fotografica che metta insieme alcune foto di Luisa Festa ed altre che, ritraggono Lucia Mastrodomenico e testimoniano il suo interesse ed il suo amore per quelle terre.

L’Oro giallo  dell’Irpinia

La Memoria e l’Oro giallo d’Irpinia è il titolo della mostra fotografica firmata da Luisa Festa, finissima intellettuale nata a Napoli, ma molto legata all’Alta Irpinia, soprattutto a Lacedonia, paese di suo padre, nel quale non manca di ritornare ogni anno, così come faceva negli anni settanta, nei quali, studentessa di sociologia presso l’Università partenopea, amava fotografare le eterogenee epifanie della società coeva, che costituiscono l’oggetto più suggestivo dell’esposizione. Infatti la mostra de qua parte proprio da quegli anni, con le foto in bianco e nero che rappresentano le processioni e i momenti della tradizione legate  al culto religioso. Quindi l’attenzione si sposta sulla vita quotidiana negli anni ottanta e novanta. I soggetti ritratti e proposti sono molteplici: si va da scene di vita quotidiana, ad abitazioni tipiche della società contadina, alle cavità tufacee che costellano le Rupi lacedoniesi, anch’esse, in antico, adibite ad unità abitative, ad un reportage fotografico sulla cosiddetta Casa del Diavolo, una costruzione ad altissimo interesse antropologico, alle fasi della lavorazione e della cottura del pane. Se, dunque, l’intento precipuo è quello di salvare la “memoria” dello status quo ante, relativo ad epoche lontanissime come quella romana oltre che alla vicina civiltà patriarcale, intenzione espressa chiaramente nel titolo, stante un divenire che muta ogni cosa rapidamente e drasticamente, con altrettanta chiarezza l’espressione “oro giallo” rivela i contenuti sui quali la speculazione intellettuale della Festa si è soffermata: il pane, il grano, il tufo delle antichissime grotte, ovverossia l’aurea possibilità di sopravvivenza promanante dalla natura dei luoghi, specialmente in talune stagioni invase da cromatismi tendenti appunto al giallo. La mostra è stata allestita con la collaborazione della Pro Loco  e della delegazione regionale campana dell’UNLA, con il patrocinio del Comune di Lacedonia e dell’Associazione Madrigale per Lucia, oltre che dell’Istituto per gli Studi Filosofici di Napoli. 
Per quel che concerne l’Autrice, questo un suo autoritratto:
«Ho incominciato a fotografare negli anni 70 contemporaneamente ai miei studi di Sociologia, quando  in particolare  seguivo le lezioni di antropologia culturale di Luigi lombardi Satriani e poi  di Amalia  Signorelli. Mi ero appassionata a questi temi perché mi riportavano con la memoria e con il cuore alla mia amata terra Irpina. I primi scatti fotografici sono stati dedicati, infatti , alle feste popolari, alla cultura contadina, alle tradizioni  e alla  vita quotidiana  del Sud. La mia ricerca fotografica  è stata sempre accompagnata da una osservazione partecipante in quanto vivevo l’esperienza che fotografavo. E come ben descriveva Ernesto De Martino l’antropologia è attenzione ai cambiamenti della sorte dell’umanità per cogliere le trasformazioni e il significato dei mutamenti. Con la stessa attenzione ed emozione ho fotografato la storia del  movimento delle donne per il riscatto all’autodeterminazione, alla libertà  e alla conquista dei diritti delle donne, dove è nata la mostra “ Fotografia di una storia 1968-2018 - Femminismo e movimenti delle donne a Napoli e in Campania” da me curata e organizzata e patrocinata dal Consiglio della Regione Campania, ospitata a Lacedonia ad agosto del 2018». 
La presentazione della mostra, tenutasi il 7 agosto presso l’aula didattica del MAVI ha visto gli interventi di Esther Basile, dell’Istituto Italiano per gli Studi Filosofici, di Maria Rosaria Rubulotta, responsabile degli archivi fotografici dell’Istituto Italiano per gli Studi Filosofici, di Rocco Pignatiello, vicedirettore del MAVI, di Michele Miscia, delegato regionale dell’UNLA e, naturalmente, della stessa Luisa Festa.

Michele Miscia


A noi servono anche i migranti


Finita la stagione giallo verde, inizia la stagione giallo rossa. Percorso ad ostacoli per una coalizione di governo che ha, al suo interno, molte differenze e contraddizioni. Fuor di metafora:  si sono messi insieme per cacciare l’improvvido Salvini, il quale voleva comandare da solo l’Italia, ma ha dimostrato di esserne incapace. Il Ministro della propaganda, tutto spiaggia, selfie e consenso del popolo, ha fatto un passo sbagliato ad inizio d’agosto. Come tutti coloro che hanno un Io smisurato si è sopravvalutato. Ha giocato una carta sbagliata e l’altro Matteo, il Renzi,  se l’è fatto “a sette a briscola”. Renzi è antipatico al popolo, si è reso insopportabile, ha perso le elezioni del 2018, ma ha ben studiato e messo in opera i dettami del suo conterraneo Machiavelli.
La politica è roba di alto livello, di tanta cultura, fatta per gente che studia e si aggiorna, come hanno dimostrato i vecchi politici democristiani, per trent’anni. Il governo messo su da un uomo del nord, tutto selfie e propaganda e da uno del sud, col sorriso da ebete sempre stampato sul volto, arrivato al potere per circostanze fortuite ed irripetibili, non è durato che un anno e pochi mesi.
Bene per l’Italia che ha ritrovato una sua forte collocazione in Europa, credibilità sui mercati, e dignità. Per favore non toglieteci la “Dignità”. 
Che farà il governo M5S – PD con addirittura un ministro della Salute di LEU? Staremo a vedere. Una strenua difesa e potenziamento del Servizio Sanitario Nazionale è proprio il minimo da attendersi. E poi la scuola, i servizi alla persona, la tutela dell’ambiente, alcune grandi opere, un bilancio sano ed equilibrato, una forte coesione nazionale etc. etc.  Un programma davvero molto ambizioso. Mi ripeto: saranno in grado di applicare un programma di tal fatta?
Per cominciare dovrebbero fare due cose: - primo, politiche per il sud, a partire dal potenziamento dei servizi, in particolare socio sanitari, infrastrutture, occupazione giovanile. La stampa tutta, in particolare quella progressista e ben pensante, ha stigmatizzato che, nel governo, la maggioranza dei Ministri provengono da regioni meridionali. Quale scandalo!  Addirittura 4 sono Campani, 2 Lucani, 2 Siciliani, oltre che pugliesi e calabresi. Faranno costoro qualcosa in più per le regioni del sud? Non credo. Non sono così bravi come i loro colleghi del nord che hanno sempre fatto, in primis, gli interessi dei settentrionali. Finora i ministri Lombardi, Veneti e Emiliani sono stati capaci di attribuire più risorse economiche al nord. In sanità le Regioni del nord offrono i servizi migliori, nei trasporti tutto funziona meglio al nord. L’Alta velocità si ferma a Napoli. La tratta Napoli Bari, in treno, si percorre in più di tre ore; da Palermo a Trapani serve una mezza giornata e più. Si riequilibrerà qualcosa? Basterebbe che i Ministri tutti, e non solo i meridionali, cominciassero ad attribuire le stesse risorse economiche a tutte le regioni, in maniera proporzionale alla popolazione sia ben chiaro, per poi verificare in maniera stringente se le regioni fanno il loro dovere. Dove ci aspettiamo però veri cambiamenti è sul tema della migrazione. Al Ministero degli interni, all’uomo con l’Io gonfio e perdente, è subentrata una donna. Bene. Benissimo. Ci aspettiamo per prima cosa più umanità. Guardare ai migranti come a persone umane. Suggeriamo alla neo Ministra degli Interni di fare una rassegna degli articoli pubblicati, sul quotidiano “Avvenire”, in questo ultimo anno,  per capire di cosa stiamo parlando.
Poi dovrebbero attuare nuove politiche sulla migrazione, differenti anche da quelle inefficaci attuate dai governi Renzi e Gentiloni. La nuova Ministra parli con i Prefetti e con i sindaci. Al nord i/le migranti servono perché fanno i lavori che gli italiani non vogliono più fare e aiutano gli anziani. Pagano le tasse e le pensioni anche per i nostri giovani figli. Al sud sono sfruttati  in lavori disumani (faccia qualcosa il nuovo governo per porre rimedio a questa vergogna), fanno figli, aiutano gli anziani e, se verrà attuata una seria politica d’integrazione, potranno ripopolare  i paesi, ormai deserti,  della catena appenninica, paesi del Molise, dell’Irpinia, della Calabria, svuotati di giovani, dove sono rimasti solo gli anziani.
I migranti servono. Serve una politica che faciliti la loro integrazione. Ma va compiuta anche una lotta spietata ai migranti che si alleano con le mafie, la criminalità locale ed a quanti, su di loro, lucrano in maniera illecita. 

RL