testata registrata presso Tribunale di Napoli n.70 del 05-11-2013 /
direttore resp. Pietro Rinaldi /
direttore edit. Roberto Landolfi

Edith, l’ebrea santa che morì nel lager

Il 9 agosto di settant’anni fa veniva uccisa ad Aushwitz Edith Stein, l’ebrea diventata suora carmelitana. Nel 1933 scrisse al Papa sulle persecuzioni contro gli ebrei.

di Andrea Tornielli
Tratto da “La Stampa” del 4 Agosto 2012


Settant’anni fa moriva ad Aushwitz suor Teresa Benedetta della Croce, al secolo Edith Stein, filosofa. Era nata da una famiglia ebrea, si era fatta battezzare ed era quindi entrata nel monastero delle carmelitane di Colonia. Nel 1939 si trovava nel Carmelo di Echt, in Olanda, e venne catturata nel luglio 1942, durante i rastrellamenti nazisti che seguirono la lettera di denuncia delle deportazioni, firmata dai vescovi cattolici dei Paesi Bassi e letta in tutte le chiese. Fino a quel momento i nazisti avevano risparmiato gli ebrei battezzati: vennero catturati circa trecento religiosi di origine ebraica.

Ricorda Cristiana Dobner in un articolo pubblicato dall’agenzia SIR, che il giornalista Van Kempen riuscì a contattarla nel campo di smistamento e si trovò dinanzi «una donna spiritualmente grande e forte». Non volle fuggire né ricevere un trattamento diverso dagli altri ebrei. «Mi disse: - Non avrei mai creduto che gli uomini potessero essere così e… che i miei fratelli dovessero soffrire tanto! - Quando non ci fu più dubbio che dovesse essere trasportata altrove, le domandai se potevo aiutarla e (cercare di liberarla); …di nuovo mi sorrise supplicandomi di no. Perché fare un’eccezione per lei e per il suo gruppo? Non sarebbe stata giustizia trarre vantaggio dal fatto che era battezzata! Se non avesse potuto partecipare alla sorte degli altri la sua vita sarebbe stata rovinata: - No, no, questo no!».

Edith Stein ripeteva di non aver tradito il suo popolo riconoscendo Gesù come Messia. Sarà proclamata beata da Giovanni Paolo II nel 1987 e santa nel 1998. L’anno successivo anche co-patrona d’Europa. Il 12 aprile 1933 la Stein scrisse una lettera in Vaticano, indirizzata a Papa Pio XI. La fece arrivare attraverso l’arciabate benedettino di Beuron Raphael Walzer al cardinale Segretario di Stato Eugenio Pacelli.

«Padre Santo! Come figlia del popolo ebraico, che per grazia di Dio è da 11 anni figlia della Chiesa cattolica, ardisco esprimere al padre della cristianità ciò che preoccupa milioni di tedeschi. Da settimane siamo spettatori, in Germania, di avvenimenti che comportano un totale disprezzo della giustizia e dell’umanità, per non parlare dell’amore del prossimo. Per anni i capi del nazionalsocialismo hanno predicato l’odio contro gli ebrei. Ora che hanno ottenuto il potere e hanno armato i loro seguaci - tra i quali ci sono dei noti elementi criminali - raccolgono il frutto dell’odio seminato».

Dopo aver parlato dei tanti casi di suicidio di ebrei sottoposti a vessazioni dai nazisti, Edith Stein aggiungeva: «Si può ritenere che gli infelici non avessero abbastanza forza morale per sopportare il loro destino. Ma se la responsabilità in gran parte ricade su coloro che li hanno spinti a tale gesto, essa ricade anche su coloro che tacciono».

«Tutto ciò che è accaduto e ciò che accade quotidianamente viene da un governo che si definisce “cristiano”. Non solo gli ebrei ma anche migliaia di fedeli cattolici della Germania e, ritengo, di tutto il mondo da settimane aspettano e sperano che la Chiesa di Cristo faccia udire la sua voce contro tale abuso del nome di Cristo. L’idolatria della razza e del potere dello Stato, con la quale la radio martella quotidianamente la masse, non è un’aperta eresia? Questa guerra di sterminio contro il sangue ebraico non è un oltraggio alla santissima umanità del nostro Salvatore, della beatissima Vergine e degli Apostoli? Non è in assoluto contrasto con il comportamento del nostro Signore e Redentore, che anche sulla croce pregava per i suoi persecutori?».

«Noi tutti – concludeva la filosofa – che guardiamo all’attuale situazione tedesca come figli fedeli della Chiesa, temiamo il peggio per l’immagine mondiale della Chiesa stessa, se il silenzio si prolunga ulteriormente. Siamo anche convinti che questo silenzio non può alla lunga ottenere la pace dall’attuale governo tedesco. La guerra contro il Cattolicesimo si svolge in sordina e con sistemi meno brutali che contro il Giudaismo, ma non meno sistematicamente…».

Come si può vedere, una denuncia precisa e lungimirante, accompagnata dalla richiesta di una presa di posizione della Santa Sede contro il nazismo. La Santa Sede rispose alla missiva della Stein. Il cardinale Pacelli, scrivendo in lingua tedesca, rispose l’arciabate benedettino Walzer già il 20 aprile 1933. Informando che lettera «è stata doverosamente presentata a Sua Santità». Nel 1937 Pio XI pubblicherà l’enciclica Mit Brennender Sorge, nella quale ideologia nazionalsocialista viene condannata come pagana e anticristiana.