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Progetto Posillipo: il treno della Felicità ritorna a Napoli.Un gesto di amicizia e di solidarietà.

 di Luisa Festa


Riprendo volentieri l’articolo di Maria Vittoria Montemurro (pubblicato il 6 luglio 2026  nella sezione “La Storia” di questo periodico,  dal titolo “Non esiste nord e sud. Esiste l’Italia” – NdR), dove si rievoca la straordinaria storia dei bambini dei treni della felicità del 1947 raccontati nel libro di Giovanni Rinaldi “C’ero anch’io su quel treno. La vera storia dei bambini che unirono l’Italia”.

Nel libro, pubblicato nel 2021, l’autore a pag. 185 dedica un capitolo al Progetto Posillipo “Il treno della felicità ritorna a Napoli”, progetto ideato dalla scrivente, allora consigliera di parità della ex Provincia di Napoli.

Ringrazio Maria Vittoria Montemurro per il suo bellissimo articolo e per avermi sollecitata al ricordo dell’evento dedicato ai bambini e bambine,  alle donne emiliane a Napoli: un gesto di amicizia e di solidarietà, nato a seguito del terremoto in Emilia-Romagna dell’anno 2012 ricordando la storia dei bambini della felicità.

Giovanni Rinaldi inizia il capitolo con questa frase: “Non solo negli anni del secondo dopoguerra i ‘treni della felicità’ portavano bambini da una regione all’altra del Paese a seconda delle esigenze contingenti: la povertà,la solidarietàdi classe seguita a una rivolta,a un’alluvione,all’occupazione di una fabbrica.Scopro,infatti, che un ultimo viaggio è stato fatto solo pochi anni fa (nel 2012) e sembra essere passato inosservato. Lo hanno chiamato Progetto Posillipo e me lo hanno raccontato la napoletana Luisa Festa e la ferrarese Liviana Zagagnoni”.

Il Progetto fu accolto ben volentieri dal Comune di Napoli, che mise a disposizione la struttura di Marechiaro, e fu organizzato per l’occasione un soggiorno-vacanza di 10 giorni per un gruppo composto da 50 unità, tra donne e figli da 2 mesi a 19 anni, rappresentativo anche di una società multietnica e proveniente dai Comuni di Ferrara,Cento,Bondeno,Poggio Renatico,Vigarano e Mirabello.

Il Progetto Posillipo, di solidarietà e di amicizia, divenne corale, in quanto parteciparono enti, istituzioni, sindacati e associazioni femminili per rendere sereno un periodo della vita degli ospiti emiliani, costellato da paure e insicurezze per aver vissuto un terremoto per la prima volta.

L’iniziativa prese spunto dall’ospitalità che offrì l’Emilia-Romagna, nel lontano 1947, ai bambini napoletani, grazie all’impegno del Comitato per la salvezza dei bambini organizzato dall’Udi di Napoli, di cui Luciana Viviani era esponente di primo piano, insieme a Miriam Mafai e Liza Valenzi.Una storia di solidarietà e umanità raccontata da Giovanni Rinaldi nel libro “I Treni della Felicità” e poi riportata da Alessandro Piva nel documentario Pasta Nera. Gesti di solidarietà di una parte della popolazione, quella del Nord, verso un’altra parte in difficoltà, quella dell’Italia meridionale: 17 mila bambini ospitati in altre famiglie.Nel 2012 non si trattava di dopoguerra, ma di terremoto.

Un viaggio al contrario: il Sud che dà solidarietà ai bambini e alle donne del Nord; il treno della felicità dal Nord verso il Sud.

“… e così, il primo giorno di settembre 2012, le mamme si ritrovavano in tante, puntuali e festose,ai binari della stazione di Bologna, pronte a intraprendere il viaggio verso Napoli. Un moderno e veloce treno Italo, che l’azienda ha offerto a condizioni favorevoli,dopo un viaggio di quattro ore entra nella stazione di Napoli,dove il gruppo è atteso da una commossa Luisa Festa, che fa gli onori di casa abbracciando la sua collega ferrarese Donatella Orioli… Alla stazione di Napoli l’arrivo è festoso. Le chiedo le sue prime impressioni, scesa dal treno: ‘Sentimmo l’accoglienza, la protezione, la solidarietà.E soprattutto abbiamo trovato una città sorprendente.Chi non era mai stato a Napoli aveva il pensiero comune di una città con dei problemi,decadente… in realtà abbiamo trovato esattamente l’opposto’”.

L’ideatrice del progetto,Luisa Festa,aggiunge: “La città di Napoli è una città solidale,una città aperta a tante esperienze… Solidarietà e memoria. Con questo progetto abbiamo portato avanti un’idea di solidarietà forte tra due regioni, ma soprattutto il nostro fare rete”.

L’iniziativa fu presentata il 1° settembre 2012 presso la sala giunta di Palazzo San Giacomo, alla presenza degli assessori alle Pari Opportunità e al Welfare del Comune di Napoli, delle consigliere di parità di Napoli e Ferrara, dell’Udi di Ferrara e di una delegazione di donne e bambini della Regione Emilia-Romagna. Durante la conferenza, Liviana Zagagnoni, dell’Udi di Ferrara, lesseun messaggio di una donna, Ormea Lupi di Bondeno, che aveva ospitato un bambino napoletano, Armando Miceli, di sette anni, vissuto per un anno intero nella sua famiglia, e che desiderava riprendere i contatti. La seconda sorpresa della mattina della conferenza fu quella di un cittadino napoletano che, avendo letto l’articolo di giornale sull’incontro con le donne terremotate emiliane, si presentò così: “Io sono uno di quei bambini del ’47 che è stato ospitato nel comune di Reggio Emilia”. E raccontò la sua esperienza, molto simile alle tante che Rinaldi ha raccontato nel suo libro, come la storia narrata da Maria Vittoria Montemurro. Racconti pieni di emozioni, amicizia e solidarietà.

Nei giorni successivi gli ospiti visitarono Napoli e i Campi Flegrei, accompagnati da animatori e dal Servizio Napoli Sociale, che mise a disposizione anche un pulmino attrezzato per bambini con disabilità. Le visite, i momenti di gioco e le occasioni di incontro contribuirono a restituire normalità e leggerezza a famiglie che avevano vissuto paura e incertezza.

Accanto alle attività di accoglienza furono organizzati anche incontri pubblici con associazioni femminili, sindacati e rappresentanti dell’Emilia-Romagna. In quelle occasioni si ricordò la storia dei bambini napoletani ospitati nel 1947 e fu proiettato il documentario Pasta Nera. La memoria non rimase confinata al passato, ma diventò occasione di dialogo tra generazioni e territori.

Al termine di uno degli incontri, furono consegnati giocattoli e vestiti ai bambini emiliani, grazie al contributo di realtà associative e solidali della città. Anche questi gesti semplici contribuirono a costruire un clima di vicinanza concreta, fatto di attenzione quotidiana e responsabilità condivisa.

Una delle testimonianze più significative fu quella di Tamara, una delle donne emiliane ospitate a Napoli. Raccontò di essere partita insieme ad altre donne inizialmente sconosciute tra loro, accomunate però dal desiderio di uscire da una situazione difficile e di scoprire quanto di buono la città poteva offrire.

Nel suo racconto emergeva anche la paura: quella del terremoto appena vissuto, ma anche quella nata da pregiudizi e distanze culturali tra Nord e Sud. Il soggiorno napoletano contribuì a superare quelle diffidenze. Attraverso la conoscenza della città, dei Campi Flegrei e della convivenza storica dei napoletani con il rischio naturale, molte ospiti scoprirono una comunità capace di affrontare la fragilità con consapevolezza, sorriso e senso di unità.

A distanza di anni, il Progetto Posillipo resta una piccola ma preziosa pagina di storia civile. Racconta un’Italia che, nei momenti di difficoltà, sa riconoscersi comunità. Come ricordava Luciana Viviani in Pasta Nera, questo Paese ha bisogno di non dimenticare le cose belle che ha saputo fare. Il “Treno della Felicità” tornato a Napoli nel 2012 è una di queste: un viaggio di memoria, amicizia e solidarietà tra persone prima ancora che tra territori.

Luciana Viviani, negli ultimi fotogrammi di Pasta Nera, dichiara: “Questo è un Paese che ogni tanto ha bisogno di ricordare che ha fatto delle cose bellissime. Spesso siamo contro noi stessi. Ci diciamo ciò che di male facciamo e ci diciamo poco ciò che di buono facciamo”.