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Che caldo che caldo, non ce la facciamo più!

 Estate calda. No, la più calda di sempre! I 30 gradi estivi sono un ricordo passato! Ora la normalità è diventata tra i 35 e i 40 gradi. Di notte,  mai sotto i 28/30. Scenario presente per più di 60 giorni sul totale dei 92 giorni della stagione estiva, dal 21 giugno al 21 settembre.

Che fastidio, che fastidio! come ci ricorda la bella e brava cantante romana “Ditonellapiaga”.

Ci da fastidio principalmente la temperatura “percepita” frutto della sommatoria della temperatura reale, umidità, ventilazione, sensibilità al caldo e psicopatologia della vita quotidiana

Ammetto di essere di parte: odio il freddo, l’inverno, le giornate corte, l’ansia da prestazione, con le sue implicazioni individuali e sociali,  più invernale che estiva. Ciò detto,  il caldo di questa estate, che ormai va attenuandosi con l’avvento dell’autunno, ha infastidito anche me. Che è quanto dire!


Preso atto della sofferenza individuale e delle preoccupanti implicazioni politico-sociali, vorrei esprimere una posizione intermedia tra i folli pronunciamenti tranquillizzanti di politici parademenziali (alla Trump per intenderci) e l’allarmismo subdolo dei metereologi  dal pensiero simil-progressista che invadono a piene mani social,  TV, radio. 

Messaggi catastrofisti, confortati da dati scientifici (e pertanto sempre alla ricerca di conferme – come ci ricorda l’epistemologo Karl Popper), che ci fanno preoccupare per il futuro nostro e dei nostri figli.

Quindi:  Che Fastidio il gran caldo! Che Fastidio i politici alla Trump e similari! Che Fastidio i metereologi, climatologi catastrofisti che aumentano la nostra ansia percepita verso un futuro senza (o quasi) salvezza!

Oltre tutto questi ultimi, (non faccio nomi, ma sarà facile ai lettori pensare a qualcuno, caso mai corredato di cravattino) raggiungono il bel risultato, per loro stessi, di farsi pubblicità e ricavarne prebende, vendita di libri, citazioni e presenze mediatiche a dismisura.

Lo ricordiamo il COVID 19 e la presenza sui media (Che Fastidio!) di virologi, infettivologi che hanno fatto carriera (in alcuni casi anche politica), venduto libri, acquisito fama ?

I  messaggi degli esperti mediatici, nel caso del COVID 19, erano serviti a tranquillizzarci; eravamo tutti impauriti, il fenomeno era nuovo, il virus sconosciuto. Ma il caldo no! Lo conosciamo da sempre.  Ora è aumentato di certo: il rischio è farci  travolgere da “esperti” che propugnano le loro conoscenze in forma di merce.


Ecco perché pubblichiamo ben volentieri  l’articolo che segue,  di Elvira Picciola, la quale suggerisce una delle  soluzioni più equilibrate,  anche se tra le più  difficili da realizzare: 

“Dalle ondate di calore agli eventi estremi, la sfida dell’adattamento passa anche dagli alberi e dalle nostre città. “Più alberi, meno cemento; più prevenzione, meno emergenza; più cura del territorio, meno consumo di suolo.” .

Mi sembra una buona idea. Da qualche parte si dovrà pur cominciare, visto che le estati, per grazia di Dio, continueranno ad esserci.


Roberto Landolfi