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Alla sanità pubblica il 6,3% del Pil (in calo); gli italiani spendono più degli altri europei per curarsi

 Il report con i principali trend della Sanità pubblica degli ultimi anni sono stati fotografati dall'Ufficio parlamentare di bilancio

di Marzio Bartoloni

tratto da “Il Sole 24 ore” del 31 marzo 2026


Il finanziamento del Servizio sanitario nazionale che rallenta nell'ultimo decennio (ad eccezione degli anni del Covd) attestandosi ormai al 6,3% del Pil e cioè al di sotto dell'asticella della maggior parte degli altri Paesi in Europa e con gli italiani che sono tra gli europei che in percentuale mettono di più mano al portafogli per pagarsi le cure privatamente, mentre i fondi sanitari (pagati dai contributi dei lavoratori) sono cresciuti con gli iscritti che nello stesso periodo sono praticamente triplicati. Eccoli alcuni dei principali trend della Sanità italiana fotografati dall'Ufficio parlamentare di bilancio (Upb) in un Focus sul ruolo del mercato nel sistema sanitario italiano. Un report che analizza le dinamiche di finanziamento, produzione e integrazione tra settore pubblico e privato e mette in luce i punti di debolezza di un Ssn che ha sempre più difficoltà - come dicono i numeri - a rispondere ai bisogni dei cittadini.


Peso e incidenza della spesa pubblica per la Sanità

Secondo l'Upb l'andamento del finanziamento del Servizio sanitario si conferma altalenante: dopo essere passato dal 6,6% al 6,3% del Pil tra il 2012 e il 2019, ha raggiunto il massimo del 7,3% nel 2020 per poi tornare al 6,3% nel 2024. La spesa diretta delle famiglie - sottolinea ancora il report - si è mantenuta sostanzialmente stabile intorno al 2 per cento sul Pil, mentre la componente finanziata dai regimi volontari - assicurazioni e fondi sanitari - ha registrato un incremento nell'ultimo periodo di 0,1 punti percentuali, portandosi allo 0,3 per cento del prodotto interno lordo. Di fronte alla mancata crescita del finanziamento pubblico è comunque calata la quota di spesa pubblica in rapporto alla spesa sanitaria complessiva: nel 2023 si è attestata al 73,1% della spesa totale a fronte di una media Ue per quasi l'81%. Una percentuale, questa, che è superiore in Germania (85,9 per cento) e in Francia (84,4 per cento), mentre risulta inferiore in Spagna e in Italia (entrambe poco sopra il 73 per cento), nonché in Portogallo e in Grecia (poco oltre il 60) . Al di fuori della Ue, il Regno Unito presenta una copertura pubblica dell'81,2 per cento.


Gli italiani spendono di più per curarsi degli altri

In Italia a fronte degli investimenti pubblici la spesa diretta delle famiglie si è attestata al 23,6% del totale, circa 9 punti sopra la media europea. In particolare fa sapere l'Upb la spesa diretta delle famiglie (la cosiddetta “out-of-pocket”) si attesta su valori inferiori al 15% del totale nella Ue e nel Regno Unito, ma raggiunge livelli significativamente più elevati nei paesi dell'Europa meridionale: il 34,3% in Grecia, il 29,3 in Portogallo, come detto il 23,6 in Italia e il 20,9 in Spagna. In Germania e in Francia, invece, essa si colloca al di sotto della quota europea, con valori pari, rispettivamente, a 11,1 e 9,3 per cento. “L'incidenza della spesa privata - sottolinea l'Ufficio parlamentare di bilancio - riflette diversi fattori: i limiti della copertura pubblica rispetto a una domanda di servizi in crescita, trainata dal miglioramento del tenore di vita, dall'invecchiamento della popolazione e dal progresso tecnologico, e possibili fenomeni di induzione della domanda da parte dell'offerta, che possono determinare consumi non pienamente appropriati”.


Triplicati gli iscritti alla Sanità integrativa

Tra le tendenze degli ultimi anni, la crescita delle forme di sanità integrativa, con un aumento degli iscritti ai fondi sanitari da 5,8 milioni nel 2013 a 16,3 nel 2023. “Nell'ultimo anno disponibile, talfondi hanno erogato risorse per oltre 3 miliardi, di cui quasi due terzi riferibili a prestazioni di natura sostitutiva, e non integrativa, rispetto a quelle garantite dal Ssn”, sottolinea il documento, che invita a monitorare le possibili ricadute sull'equità del servizio sanitario derivante dagli strumenti integrativi: “va rilevato che il welfare aziendale in ambito sanitario risulta strutturalmente più diffuso fra i lavoratori occupati in imprese di medie e grandi dimensioni, caratterizzati da rapporti di lavoro stabili e livelli di reddito medio-alti, nonché prevalentemente concentrati nelle regioni settentrionali, con evidenti implicazioni sotto il profilo distributivo”, si legge nel report dell'Upb. In termini numerici i regimi di finanziamento volontari – esclusi i pagamenti diretti – rappresentano il 4,6% della spesa sanitaria del complesso della Ue. La maggior parte dei paesi considerati non si discosta significativamente da tale valore, tranne il Portogallo, in cui la quota raggiunge il 9%, e l'Italia e la Germania, in cui essa si attesta in prossimità del 3 per cento.


   

Fico, 'ora il piano ospedaliero, tra 18 mesi nuovo assessore'

Il governatore campano, 'conosco bene la strada da percorrere per la sanità'

Tratto da Redazione Ansa NAPOLI - Marzo 30,2026 - News


 (ANSA) - NAPOLI, 30 MAR - "Adesso dobbiamo, come sempre, lavorare seriamente sulla sanità, in modo molto strutturato, scrivere il piano ospedaliero della Regione Campania, lavorare sulla sanità territoriale, sulle case di comunità, gli ospedali di comunità, sulla telemedicina, lavorare sulla rete di emergenza urgenza ed è quello che farò. Per ora la delega alla sanità la mantengo, perché devo impostare un lavoro per come lo ho in mente e conosco bene la strada che dobbiamo percorrere, poi probabilmente in 18 mesi potremo avere un assessore".Cosi il governatore Roberto Fico, a margine della presentazione del nuovo percorso sul tetto del Duomo di Napoli, a proposito dei prossimi passi dopo l'uscita dal piano di rientro dal debito.
    "Abbiamo lavorato negli ultimi tre mesi in modo dialogante, istituzionale con il ministero - ha aggiunto il presidente - Ringrazio il ministro per come è stato leale nei confronti della Regione, quindi siamo usciti dal piano e c'è un rientro fermo.
    Un lavoro enorme - ha sottolineato - è stato fatto dalla giunta precedente rispetto al raggiungimento degli obiettivi dei lea e dell'equilibrio finanziario, senza il quale non saremmo potuti uscire, però questo ultimo metro è stato un metro molto importante perché poteva determinare una nuova empasse che non c'è stata".
   


Case ed ospedali di comunità, la Campania sotto la media nazionale

Gimbe, 'regione indietro su consenso a consultazione fascicolo sanitario'

Tratto da Redazione ANSA del 31 marzo 2026


In Campania solo 39 case della comunità delle 168 programmate hanno almeno un servizio dichiarato attivo, mentre un solo ospedale di comunità su 51 presenta almeno un servizio attivo Sono i dati relativi alla riforma dell'assistenza territoriale forniti dall'osservatorio Gimbe sul servizio sanitario nazionale.
    Come spiega Gimbe in una nota, uno dei pilastri del Pnrr Missione Salute "per avvicinare la sanità ai cittadini, è ancora ben lontana dall'essere realmente operativa".

Secondo questo rapporto, al 31 dicembre 2025 "solo 66 case della comunità (pari al 3,9% del totale previsto) risultano pienamente funzionanti e solo 163 ospedali di comunità (pari al 27,4%) hanno attivato almeno un servizio, ma nessuno risulta pienamente funzionante".
    Sul fronte digitale, poi, il fascicolo sanitario elettronico rimane ancora incompleto e poco utilizzato per il mancato consenso all'utilizzo dei dati, in particolare nel Mezzogiorno.
    Come detto, in Campania le case della comunità programmate sono 168, ma secondo gli ultimi dati disponibili 39 (il 23,2%) presentano almeno un servizio dichiarato attivo (la media nazionale è del 45,5%, secondo i dati Agenas al 31 dicembre 2025).


La Campania si colloca così sotto la media italiana, facendo meglio solo di Molise, Sicilia, Abruzzo, Calabria, Puglia, provincia autonoma di Bolzano e Basilicata.
Va peggio per gli ospedali di comunità: sono 51 quelli previsti di cui, secondo gli ultimi dati disponibili, uno (2%) con almeno un servizio dichiarato attivo (la media Italia è del 27%). La Campania in percentuale sta meglio soltanto di Marche, Basilicata, provincia autonoma di Bolzano e Valle d'Aosta (ancora ferme al palo).
Nel fascicolo sanitario elettronico regionale sono disponibili 13 documenti del totale delle venti tipologie di documenti previste (la media Italia è di 14 documenti). Infine solo il 3% dei cittadini della Campania ha espresso il consenso alla consultazione dei propri documenti nel fascicolo sanitario elettronico (media nazionale è del 44%).