testata registrata presso Tribunale di Napoli n.70 del 05-11-2013 /
direttore resp. Pietro Rinaldi /
direttore edit. Roberto Landolfi

I sentimenti si imparano: l’esperienza del premio per le scuole Lucia Mastrodomenico

 di Elvira Picciola


È per me un vero piacere essere oggi (1 agosto 2026 NdR), a Calitri, in questo splendido spazio,  per condividere l'esperienza che il nostro Liceo ha vissuto nel corso di questo anno scolastico nell'ambito della XII edizione del Premio Lucia Mastrodomenico, realizzata, come ormai accade da diversi anni, in collaborazione con l'Associazione Madrigale per Lucia.

Quella che inizialmente era una semplice collaborazione tra scuola e associazione è diventata negli anni un autentico percorso di crescita condivisa. Attraverso il lavoro comune sono nate relazioni di stima, affinità culturali e, mi permetto di dire, anche affetti sinceri. È proprio grazie a questo clima di fiducia che la mia collaborazione con l'Associazione si è ulteriormente ampliata, portandomi anche a entrare a far parte della redazione della rivista Madrigale per Lucia, nella quale oggi ho il piacere di scrivere.

Credo che questo sia già, di per sé, un piccolo esempio di ciò di cui discutiamo oggi: i sentimenti si costruiscono, si coltivano e crescono attraverso esperienze autentiche e relazioni significative.

Quest'anno il Premio ha assunto una connotazione nuova rispetto alle precedenti edizioni.

Pur mantenendo la sua natura artistico-letteraria, è stato,infatti,  preceduto da un percorso di approfondimento dedicato alla figura di Lucia Mastrodomenico e al tema dell'amore, attraverso incontri da parte della redazione con alcune classi del nostro Liceo.

Sono state coinvolte sei classi, scelte tra quelle che, per età e sensibilità, potevano affrontare con maggiore consapevolezza una riflessione tanto delicata quanto necessaria.

L'incontro con Roberto Landolfi, Cinzia Mastrodomenico e Luisa Festa non è stato una semplice presentazione del Premio, ma un vero momento di dialogo.

Gli studenti hanno potuto conoscere la figura di Lucia, il suo pensiero, la sua straordinaria capacità di interrogarsi sul senso delle relazioni umane e dell'amore.

Particolarmente significativo è stato il riferimento alla celebre intervista che Lucia realizzò con la filosofa Luce Irigaray, nella quale emerge una domanda ancora oggi attualissima: l'amore si può imparare?

La risposta di Irigaray è tanto semplice quanto rivoluzionaria: non solo si può imparare, ma dovrebbe essere insegnato, soprattutto a scuola.

Ed è proprio da questa convinzione che è nata la novità dell'edizione 2025 del Premio.

Al termine degli incontri, infatti, gli studenti sono stati invitati a compilare un questionario sull'educazione sentimentale e sull'amore.

Non si trattava di cercare risposte giuste o sbagliate, ma di dare voce ai loro pensieri, alle loro esperienze, alle loro aspettative.


I risultati, a mio avviso, sono estremamente interessanti.

Innanzitutto emerge che la famiglia continua ad essere il primo luogo in cui i ragazzi imparano a conoscere emozioni e sentimenti, ma appare altrettanto evidente quanto essi avvertano il bisogno che anche la scuola si occupi di educazione affettiva.

Ben quarantadue studenti, su sessanta, ritengono infatti che sia molto utile ricevere un'educazione sentimentale a scuola, mentre altri 18 la considerano comunque utile.

È un dato che ci interpella direttamente come educatori.

Un altro elemento particolarmente significativo riguarda il modo in cui gli studenti immaginano una relazione autentica.

Alla domanda su cosa cerchino maggiormente nell'amore, la risposta prevalente è stata sincerità e fiducia, seguita da ascolto e comprensione.

Ancora più interessante è ciò che li fa sentire realmente apprezzati.

Non è il contatto fisico ad occupare il primo posto, ma i gesti concreti, il rispetto e l'ascolto.

È un messaggio molto forte.

I ragazzi sembrano dirci che l'amore si manifesta soprattutto attraverso la presenza, la cura, l'attenzione quotidiana.

Anche rispetto alla possibilità di imparare l'amore, la maggioranza degli studenti risponde positivamente: trentotto ragazzi ritengono che l'amore si possa imparare sempre o spesso.

Questo dato dialoga in maniera sorprendente con il tema del convegno di oggi.

Se gli istinti appartengono alla nostra natura biologica e le emozioni nascono nel nostro cervello più antico, i sentimenti, invece, sono una costruzione culturale.

Si apprendono.

Si educano.

Si trasformano attraverso le relazioni.

Ed è proprio qui che la scuola può e deve svolgere un ruolo fondamentale.

Non soltanto trasmettendo conoscenze, ma aiutando i giovani a riconoscere le proprie emozioni, a dare loro un nome, a trasformarle in sentimenti maturi e responsabili.

Credo che il valore più grande di questa esperienza non risieda soltanto nei dati raccolti.

I numeri sono importanti, ma ancora più importante è ciò che è accaduto durante gli incontri.

I ragazzi hanno partecipato con attenzione, hanno posto domande, hanno condiviso riflessioni personali e hanno poi tradotto tutto questo negli elaborati artistici e letterari presentati al Premio.

È stato evidente quanto il tema li abbia coinvolti profondamente.

L'amore, proposto non come idealizzazione romantica ma come responsabilità, rispetto dell'altro e riconoscimento delle differenze, ha trovato nei giovani interlocutori curiosi, disponibili e capaci di grande profondità.

Per tale motivo ritengo che questa esperienza rappresenti un modello educativo estremamente significativo.

Un modello nel quale memoria, cultura, arte ed educazione affettiva si intrecciano in modo naturale.

I risultati di questo percorso, tuttavia, non possono essere letti soltanto attraverso i dati del questionario. La risposta più significativa è arrivata dal coinvolgimento degli studenti, che hanno trasformato le riflessioni nate durante gli incontri in elaborati di grande qualità e profondità.

Numerosi sono stati i lavori presentati, segno di una partecipazione autentica e di una notevole sensibilità nei confronti del tema proposto. La commissione ha attribuito diverse menzioni di merito a elaborati che si sono distinti per originalità, creatività e capacità di interpretare il significato dell'amore nelle sue molteplici sfaccettature. Tra questi, testi poetici, interviste video, cortometraggi e un significativo servizio giornalistico dedicato al tema ", che ha saputo coniugare riflessione, ricerca e divulgazione.

Sono stati inoltre assegnati due Primi Premi, uno per ciascuna sede del Liceo.

Il primo ha premiato un racconto capace di interrogarsi sul significato dell'amore attraverso una narrazione intensa e originale, che intreccia il tema dell'affettività con quello della guerra. La commissione ne ha apprezzato la ricchezza espressiva, la forza evocativa e la capacità di accompagnare il lettore in un percorso emotivo profondo, nel quale speranza e dolore si alternano con grande efficacia narrativa.

Il secondo Primo Premio è stato attribuito a un cortometraggio dal titolo Non chiamarlo amore, un lavoro di straordinaria attualità che affronta con maturità il delicato confine tra amore e ossessione. Attraverso un linguaggio diretto e coinvolgente, il video invita a riflettere sul valore del rispetto, della libertà personale e della reciprocità, contribuendo a promuovere una cultura delle relazioni sane e consapevoli.

Questi elaborati dimostrano come i nostri ragazzi, quando vengono accompagnati in un percorso educativo autentico, sappiano andare ben oltre l'esercizio scolastico. Riescono a trasformare idee, emozioni e riflessioni in linguaggi diversi – la scrittura, il giornalismo, la poesia, il cinema – offrendo interpretazioni personali e mature di un tema tanto complesso quanto essenziale.


Vorrei concludere con un sentito ringraziamento all'Associazione Madrigale per Lucia, che continua con passione e competenza a trasformare il ricordo di Lucia Mastrodomenico in un'occasione viva di formazione e di crescita.

Grazie per la fiducia che negli anni mi è stata accordata e per avermi dato la possibilità di condividere questo percorso anche come redattrice della rivista, rafforzando un legame umano e culturale nato proprio da questa collaborazione.

E grazie agli organizzatori di questo convegno e alla comunità di Calitri, che con questa bellissima iniziativa ci offrono ancora una volta uno spazio prezioso per riflettere insieme su un tema fondamentale del nostro tempo.

Perché, come ci ricorda il titolo di questo incontro, i sentimenti si imparano. E forse il compito più bello della scuola, oggi, è proprio quello di accompagnare i giovani in questo difficile ma straordinario apprendistato dell'umanità.


Calitri 1 agosto 2026