testata registrata presso Tribunale di Napoli n.70 del 05-11-2013 /
direttore resp. Pietro Rinaldi /
direttore edit. Roberto Landolfi

Dov’è l’umano?

 di Virginia Varriale 


Io, cosa?

Io, io, io … ancora io … dice l’uomo!

“Dovunque si arrampichi è inseguito da un cane chiamato Ego”, 

diceva non a torto il folle filosofo.

 Ma che cosa sono mentre divengo?

Ognuno vorrebbe essere come vuole, ma non sempre si è, 

quasi mai si riesce a essere veramente se stessi, 

allora diventa forte il desiderio di poter essere, 

di tentare di mandare in frantumi quella maschera che ogni giorno porto,

 a volte a fatica, a volte la sento più leggera, 

a volte mi soffoca, mi toglie l’aria, 

quell’aria che vorrei inghiottire a sorsi pieni 

per tornare a RE-SPI-RA-RE.

Ma qui non sono solo! 

Vi vedo! Scorgo in penombra i vostri volti. 

Chi siete?

Ah già … siete come me, esseri umani.

Ci hanno insegnato che ci distinguiamo dagli animali perché siamo capaci di pensare, 

di parlare, di modificare l’ambiente per soddisfare i nostri bisogni, 

capaci di creare cose meravigliose … 

Pensate alla Venere di Botticelli, o all’Inno alla gioia di Beethoven,

 o alla Penicillina, o alla Costituzione e tanto altro: 

non ne potremmo più fare a meno ….

 Eppure …. Eppure …. Mi chiedo 

 - se penso a questo mondo che abbiamo modellato noi –

 DOV’E’ L’UMANO?

Lo ripeto – DOV’E’ L’UMANO?

In nome di quale HUMANITAS

ci sono guerre legittime e altre crudeli?

Quale HUMANITAS preserva alcuni a scapito dei restanti?

Quale testo è più sacro di un altro se sacra è solo la vita?

Quali mani possono uccidere e quali solo difendersi?

Quali bambini sono innocenti e quali colpevoli?

Quale striscia di terra  può sanguinare rispetto a tutte le altre?

Non c’è l’essere umano se altri non sono liberi a causa sua.

Noi tutti abbiamo perso l’umanità.

Anche se non ci sporchiamo le mani, 

li assassiniamo tutti i giorni con l’indifferenza o con il silenzio,

abbiamo imparato ad anestetizzarci contro il dolore altrui.

Siamo troppo presi dal riflesso di noi stessi 

e siamo pronti a danzare, malgrado tutto.

In mezzo al mare 

innanzi a un muro

dietro un velo

di fronte a un pugno

NOI ALTRI DOVE SIAMO?

Il mondo sembra una cassa armonica guasta

i suoi grandi musicisti usano strumenti 

che emanano grida non suoni

armonizzano pianti non canti

fanno risuonare bombe non inni

enfatizzano note … povere di pietas.

Se questo è l’accordo del mio mondo,

meglio essere una nota stonata.

ANZI. NOI DOBBIAMO ESSERE DISSONANZE.

DOBBIAMO REINVENTARE L’UMANO.

Dobbiamo salvarci e non dobbiamo rinunciare al peso della ragione.

Ma quale ragione? 

Non quella che calcola, badate bene.

Una ragione che si emoziona … sì … sì … che si fa emozione.

E’ questo il problema: una verità non cambia la vita se non siamo in grado di sentirla.

Ciò che è umano non può essere solo un’idea, 

deve essere una forza che ci spinge vero gli altri.

Una forza che ci fa incontrare.

Perché se si rinuncia un po’ a se stessi, 

se diventiamo attesa, 

se diventiamo una calma che resiste …

Allora possiamo reinventare l’ humanitas .

E chi distrugge un uomo, distrugge se stesso.

Spesso dimentichiamo che siamo sempre liberi di scegliere,

e proprio perché ce lo dimentichiamo, facciamo un sacco di errori.

Noi conosciamo, amiamo e vogliamo, 

ma queste tre facoltà che ci caratterizzano in quanto esseri umani

sono nulla se non scegliamo l’altro in un reciproco “dialogo tra io e tu”.

Persino le cose più lontane dell’uomo,

per il solo fatto che le prende in considerazione,

rivelano la sua humanitas,

per il modo in cui le vede, 

rivelano la sua natura.

La bestia è sensibile solo al raggio di luce necessario alla vita,

l’uomo invece gode anche del raggio inutile della stella più remota.

Noi siamo in grado di provare affetti puri e disinteressati,

sappiamo conoscere estasi teoretiche.

Quando il nostro sguardo si perde nella contemplazione di un cielo stellato

e gioisce di quello spettacolo che non ha nulla in comune con i nostri bisogni,

scopriamo la nostra origine.

E proprio perché siamo uomini

dobbiamo provare un amore profondo per l’uomo

dobbiamo provare un’ansia genuina per la sua liberazione.

Perché l’humanitas non è più mia che vostra,

non più di alcuni che di altri.

DOV’E’ L’UMANO?

Rispondete voi ….