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La libertà e il non ritorno

 (Appunti da un confronto tra Angela Putino e Lucia Mastrodomenico – 2006)


Dalla libertà non si torna indietro. Sono accadute delle cose. Una seconda soggettività - quella di una donna - che legge ed attraversa la storia. Una seconda soggettività che ci da un senso di spaesamento perché niente è più come prima, generando  timore sia nell’uomo che nella donna. 

Le donne dimenticano il legame soggettività e libertà: a quella libertà subentra una forma di restaurazione che allontana il perturbante storico che ad essa si accompagnava. Tuttavia una restaurazione non può che girare intorno alla libertà che si è annunciata e, pur facendo fare un passo indietro alla libertà, continua oscuramente ad indicarla. 


Una volta  accaduta, così come è accaduta nel novecento, la libertà femminile è stata  promessa collettiva, non solo è indimenticabile, ma non ha dimensioni individuali. Questa epoca non può dimenticarla. Tutto ciò che viene messo al posto della libertà non la tradisce, ma al contrario obbliga a tenerla lontana e, paradossalmente, non fa che ricordarla.  Su questa linea si muove il desiderio di sciogliere i timori verso una estraneità nata con la stessa libertà femminile e che si orienta in due direzioni: una è il modello neutro e dell’emancipazione; l’altra è la differenza  percepibile solo attraverso  attributi femminili.


 La libertà e la soggettività non hanno nulla a che fare con gli attributi.  Una soggettività femminile è tale quando non si dice per una lunga solfa di aggettivi al femminile, o per tendenze tipicamente femminili, o per altre aggettivazioni delle nostre esistenze. Esistenze in cui ci scopriamo quali: vegetariane, musulmane, cristiane, bianche, animaliste, tatuate etc .Questi attributi che creano  alcune differenze tra noi non ci hanno consentito altro che diventare consumatrici di nuove fette di mercato.


 La restaurazione in ogni caso ha ugualmente cambiato  la vita di molte donne perché non è stato più possibile fare un passo indietro rispetto all’emancipazione. Alcune donne hanno acquisito una consapevolezza di sé che non si costruisce solo in una competizione con gli uomini, ma in una spinta autorealizzativa. Inoltre nel lavoro e negli affetti molti degli attributi femminili hanno potuto vivere e conferire una specifica competenza dell’esserci. Ma soprattutto, sia nell’aspetto emancipativo come nella polifonia degli attributi, la libertà continua a circolare, continuerà a capitare.