testata registrata presso Tribunale di Napoli n.70 del 05-11-2013 /
direttore resp. Pietro Rinaldi /
direttore edit. Roberto Landolfi

A seguire un “pensiero” di Fiorenza Orsitto, una nostra giovane amica che, ha già pubblicato, in passato, alcuni scritti su “Madrigale per Lucia” e che, da oggi, comincia una nuova collaborazione con noi. Fiorenza è attualmente consulente nel mondo della statistica e delle business information presso CRIBIS, con sede a Bologna. Buona lettura (RL)

 

“Fatti mandare dalla mamma a prendere …il PC”

 

…Presto scendi, scendi amore, ho bisogno di te! cantava Gianni Morandi sul palco del programma Alta Pressione nel 1963, e non ha smesso di farlo ancora oggi. 

Proprio negli anni ’60 in Italia facevano capolino le prime tecnologie che permisero l’ascolto della musica dappertutto, in casa o al bar, perfino in spiaggia. Erano gli anni dei vinili e dei primi tormentoni, quando la frase “preferisco il lato B” non era fraintendibile... o quasi. 

Gli anni in cui l’amore era comunemente casto, in cui erano ben distinti i ruoli dell’uomo e della donna nell’amore, dal corteggiamento al matrimonio. 

Gianni Morandi all’epoca proprio non lo sapeva che tutto questo, di lì a poco, sarebbe cambiato repentinamente. 

Abruzzo, 12 Agosto 1977. Stefania, la donna che vent’anni dopo sarebbe diventata mia madre, stava raccogliendosi i capelli in una delle sue lunghissime trecce canticchiando Sì, viaggiare di Lucio Battisti. Passeggiava per raggiungere la comitiva in spiaggia, con la sua inseparabile chitarra a tracolla. 

Quando arrivò, vide che avevano già acceso il falò e cominciato a preparare del buon cibo, perciò si sedette con le amiche e iniziò il suo repertorio suonando Un giorno credi. “…ed io che ti facevo donna da Sex Pistols”la prese in giro un ragazzo con i capelli ricci, con un forzato accento toscano. Lei gli cedette la chitarra sfidandolo a fare meglio, e lui iniziò ad abbozzare una strana ma convincente versione di God Save the Queen. Parlarono tutta la sera. Fin quando il padre di lei non la caldeggiò a tornare a casa, s’intende. 

L’estate finì, ma l’amore no, perciò i due affrontarono la lontananza invernale scrivendosi lettere e cartoline “fino a far sanguinare le mani” – avrebbe detto mia madre anni dopo. All’epoca era di gran lunga più opportuno scriversi che sentirsi, giacché l’unico telefono esistente era l’enorme apparecchio proprio al centro della casa. Va da sé che, così esposti al pubblico ludibrio, difficilmente si riusciva a trovare una certa intimità. 

I cinquecento chilometri che separavano le città dei due amanti sembravano insormontabili per tutti, talvolta anche per loro. Era troppo faticoso non potersi abbracciare o stringere le mani ogni volta che lo si desiderava, non poter comunicare liberamente... “Ma quanto era bello strappare le lettere dalle mani del postino ogni giovedì!” avrebbe detto mio padre molti anni dopo. Ad ogni modo, presto decisero di sposarsi.  Il concetto di amore a distanza, condito con l’evoluzione dei mezzi di comunicazione negli anni, è un pensiero trasversale e sempre attuale. Anche se, ammetto, nel secolo del fast fashion, del fast food, fast lending, eccetera, le persone non hanno più una gran voglia di perdere tempo, e conoscersi prima di concedersi diventa un lusso per pochi. 

Nasce proprio nei giorni nostri quello che definirei il fast love, l’amore per chi va di fretta: ecco il proliferarsi di APP di incontri, astenersi perditempo! Alcune testimonianze dicono che sì, incredibilmente, a volte far scegliere un algoritmo al proprio posto si rivela una scelta vincente in amore. Ma siamo ancora in una fase sperimentale, Fortuna vuole che i più siano ancora gelosi delle proprie scelte. 

L’amore digitale però è un tema più ampio, e mi piace immaginarlo come un’unione di possibilità date dai mezzi di comunicazione per tenerci vivi. Ed ecco come i messaggi, le videochiamate, le mail sono diventati a poco a poco strumenti per ungere i meccanismi del linguaggio dell’amore, dando agli interlocutori la possibilità di conoscersi e innamorarsi, prima ancora di abbracciarsi.

Ma è davvero possibile? È davvero reale?

Eh no, Gianni Morandi non poteva proprio prevederlo. Neanche i miei genitori a dire il vero, che continuano a pensare alla nostra generazione come figli fortunati, a cui basta prendere un aereo o un treno veloce per raggiungere l’amore e, se impossibilitati, restano pur sempre le videochiamate!

Ma da fortunati a estremi il passo è breve, e a volte la moda anni ’60 di passare sotto casa dell’amata solo per consegnarle un mazzo di rose sembra un ricordo sbiadito. Forse la mia è semplicemente una lieve Sindrome dell’epoca d’oro, come la definirebbe Woody Allen. 
Del resto, per consegnare fiori c’è sempre Amazon! 

 

Fiorenza Orsitto