Tratto dal sito della LUIMO del 02 Febbraio 2026
TEOFRASTO BOMBASTO PARACELSO VON HOHENHEIM 1493 -1541[1]
«Dovunque mi sono diligentemente informato e ho raccolto esperienze della vera arte medica non soltanto dai medici, ma anche dai barbieri flebotomi, dalle donne del popolo, dagli stregoni, dagli alchimisti, dai monaci, dai miserabili e dai nobili, dagli intelligenti e dai semplici di mente.»
«Io sono quello che sono: il Monarca dei Medici… Io vi dico che il mio cappello ne sa più delle vostre Università… e che la mia barba è più dotta delle vostre Accademie. O Greci, Latini, Francesi, Italiani, io sarò il vostro re!»
«… farò ancora di più contro di voi dopo che sarò morto: Teofrasto vi combatterà anche quando non avrà più corpo.»
Come vedremo, Paracelso fa della propria percezione dell’occultismo e della energia che esiste nel creato e di cui siamo i testimoni, la propria dimensione e base di ricerca. Arriverà ad affermare: «Io il grande Paracelso non so esattamente quello che ho desiderato e voluto nella mia vita. Appena cominciavo ad appassionarmi alla magia, sentivo quasi con dolore il richiamo della medicina; appena cominciavo a studiare il malato e i fenomeni della natura rispuntava quel curioso richiamo magico. Come occultista ho creduto fermamente nella vita misteriosa che pervade tutta la natura e anche adesso penso che il cosmo è pieno di messaggi conturbanti e che tra l'uomo e le costellazioni v’è veramente un dialogo che pochi sanno intendere (io sì beninteso), ho speculato a lungo sugli amuleti e sui talismani perché le sostanze minerali e vegetali racchiudono segrete virtù che possono comunicare agli organismi malati e indeboliti; ho creduto nell'esistenza degli spiriti della terra e dell'aria, ho sviluppato tutta una dottrina sulle corrispondenze segrete tra le malattie dell'uomo e le piante che rassomigliano nella forma agli organi malati mi sono impegnato nella difesa di tesi astrologiche ed ho pensato che l'animo perverso dell'uomo potesse perfino avvelenare i pianeti, ho scritto molte pagine sui lemuri[2], sugli incubi e sui succubi che si aggirano nelle tenebre».
Pur parlando della energia che risiede nelle sostanze e che si svela nella loro essenza «eo minus est, eo magis virtutis in medicina», meno ce n'è, più virtù ci sono nella medicina, in realtà, come lo stesso Hahnemann afferma, il pensiero di Paracelso non fu assolutamente il suo riferimento nel costruire il paradigma omeopatico. L’omeopatia prenderà forma attraverso una sperimentazione sistematica che si svilupperà su basi scientifiche e con una lettura certa dell’esperimento e della verifica clinica, abbandonando da subito il pensiero empirico attraverso l’evidenza secondo il metodo scientifico.
Come chiarisce Francesco Eugenio Negro nell’ ultimo editoriale del 26.01.2026: «Hahnemann è uno scienziato, che ama talmente la propria intuizione della terapia dei simili, che ritiene solo opera sua come innovatore (si definisce il Lutero della medicina) da negare l’importanza che Paracelso ha avuto nel suo pensiero, affermando di non averlo mai letto»[3].
Di Stelio Mazziotti di Celso[4]
C’è un bivio che fa da sfondo alla nascita dell’età moderna. Mentre la conoscenza si avvia verso la rivoluzione scientifica ad impronta meccanicista, ci sono nondimeno fulgidi esempi di un naturalismo magico ed ermetico, che guarda all’universo come un organismo vivente, all’uomo come microcosmo di questa armonia universale[5].
Lo stesso Newton fu un appassionato di alchimia. Ma nella storia della Medicina ha un ruolo particolare Paracelso (1493-1541), che vide la medicina come una sacra arte fondata sulla comprensione delle forze invisibili che governano il cosmo. Medico, naturalista, filosofo, alchimista, astrologo, fu a suo modo uno strenuo difensore dello sperimentalismo: le nozioni teoriche non hanno secondo lui nessun valore senza l’esperienza, intendendo però egli per esperienza non solamente quella riproducibile in laboratorio o nella vivisezione di cadaveri, ma propriamente l’esperienza del vivente in tutte le sue varie e differenti forme.
Nato in Svizzera, girò l’Europa animato da molte curiosità e non sempre fu ben accolto dalla cultura ufficiale. C’è secondo Paracelso nella natura una forza generatrice, ed il compito della medicina è riconoscerla e preservarla nell’uomo.
L’alchimia era per lui l’arte di raffinare gli elementi per prepararne dei rimedi: purificare una sostanza, renderla volatile, ottenerne la quintessenza. Alla base di questa farmacopea c’è un’idea ben nota agli omeopati[6]: Omnia venenum sunt: nec sine veneno quicquam existit. Dosis sola facit, ut venenum non fit. Tutto è potenzialmente velenoso, solo la dose fa in modo che qualcosa non lo sia. E una sostanza va scelta per la sua qualità essenziale ed intrinseca, per la sua somiglianza con la patologia da curare.
C’è nella Natura un principio di analogia, e queste analogie sono riconoscibili attraverso delle impronte, signatura rerum: forme, colori, corrispondenze astrali e simboliche che rivelano i principi nascosti di ogni cosa.
La Spagiria è inoltre preziosa alla medicina: si tratta di preparare rimedi non solo estraendo i principi attivi di una pianta, ma separando e purificando le sue componenti fondamentali per poi riunirle in una forma più elevata e potente. I tre principi alchemici fondamentali alla base di ogni sostanza sono: lo Zolfo, ciò che brucia; Mercurio, ciò che si innalza in fumo; Sale, ciò che si risolve in cenere. Non sfuggirà come Zolfo, Mercurio e Sale siano tre importanti policresti omeopatici.
Per leggere il libro della Natura, l’uomo è dotato di un dono divino, la Luce della Natura. Questa non è la ragione astratta dei filosofi, ma una sorta di intuizione illuminata che permette di comprendere i segreti del mondo creato attraverso l'esperienza diretta, l'osservazione e l'alchimia.
L’alchimia è dunque un processo di trasformazione. Essa scompone la materia prima in corpo e anima, per poi riunificare entrambi. Questa coniunctio è unità degli opposti: spirito e materia, Sole e Luna, maschio e femmina. Ma è anche una via per la crescita psicologica e spirituale del praticante. L’alchimia serve a purificare il medico stesso.
La materia prima, il principio vitale universale, viene chiamato da Paracelso Iliaster. Prende il nome invece di Aquaster l’aspetto acqueo, psichico di questo stesso principio originario. Per Jung l’Aquaster, luogo di origine dei fenomeni psichici più misteriosi, è un concetto molto simile a quello moderno di Inconscio.
La ricerca di Paracelso andava oltre la cura del corpo, mirava alla guarigione spirituale, addirittura a redimere la natura stessa attraverso l’azione umana.
Dunque, Paracelso sostiene la necessità per una filosofia naturalistica dell’esperienza diretta, ma anche di un approccio magico-religioso, volto a trovare nella natura principi spirituali. Definito anche il Lutero della medicina, Paracelso fu un fervido riformatore, contestatore di saperi e pratiche obsolete. Come Lutero sfidò le fondamenta della Chiesa di Roma, così Paracelso attaccò le basi stesse del sapere consolidato, proponendo una visione del mondo in cui scienza, fede e giustizia sociale erano indissolubilmente legate.
Paracelso riservò le sue invettive più celebri alla professione medica del suo tempo, accusandola di arroganza, incompetenza e avidità. La medicina del suo tempo era, secondo Paracelso, un sapere artefatto ricavato da testi esanimi; i medici non facevano che nascondere la loro ignoranza dietro una ostentata rispettabilità. La sua critica era dunque non solo intellettuale, ma anche morale. Alla dissolutezza di chi deteneva il potere, Paracelso contrapponeva la vita semplice e laboriosa dei poveri.
I toni di Paracelso di denuncia delle ingiustizie sociali sono quasi apocalittici: vedeva la corruzione del suo secolo come il segno della fine di un'epoca e l'alba di una nuova età di rinnovamento per i giusti e di castigo per gli oppressori. Voleva una medicina che servisse i poveri, una fede che liberasse l'individuo e una scienza che svelasse i segreti di Dio nascosti nella natura.
Il Macrocosmo ed il Microcosmo per Paracelso erano rappresentati da una Cosmologia vivente e dalla Virtù personale del guaritore. «Alterius non sit qui Suus esse potest». Non sia di altri chi può essere di sé stesso.
Continua…
[1] Premessa di Carlo Melodia.
[2] Piccoli “primates” del Madagascar soprannominati “spiriti della notte” per i loro occhi grandi e visibili nella penombra.
[3] https://www.luimo.org/il-tema-del-giorno/editoriale-dialogo-e-opposizione.
[4] Filosofo, Medico chirurgo, omeopata.
[5] https://www.luimo.org/il-tema-del-giorno/editoriale-storia-della-medicina.
[6] In realtà Hahnemann, che esplicitamente prese le distanze dal pensiero di Paracelso, in modo scientifico volle superare ogni ipotesi e tradurre l’empirismo della medicina, già presente in Ippocrate, in una evidenza sperimentale, superando così e abolendo nella sua metodologia affermazioni dogmatiche o ipotesi. Il tutto nello spirito del periodo illuminista che animò il suo pensiero perlomeno agli inizi.