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Il mestiere di avvocato : intervista a Fabiana Loparco

Diciamo sempre mestieri. Quella di avvocato, medico, insegnante è una professione; è di chi esercita professionalmente un’attività intellettuale. Il termine mestiere è riferito di più all’attività manuale. Nelle interviste utilizziamo “mestiere” perché vogliamo non siano trascurate le attività più utili alle persone, anche quelle più umili, ed intervistiamo donne ed uomini, non quelli dei “grandi studi”, ma quelli che lavorano mettendo in risalto  gli aspetti etici, relazionali, sociali. Fatta questa breve premessa, ci vuole tracciare una sua biografia ?
Sono nata a Napoli 42 anni fa, ho frequentato il Liceo Classico J.Sannazaro e poi mi sono iscritta presso la Facoltà di Giurisprudenza, Università Federico II di Napoli. Laureata , con 110 e lode, in una tesi in Diritto dell’Impresa, dal titolo “ Tutela giuridica delle creazioni di moda”, ho da subito cominciato la pratica forense e contestualmente l’attività universitaria. Per molti anni sono riuscita a conciliare entrambe le attività.. entusiasta di poter finalmente mettere in pratica anni di studio. Nel 2003 il Tribunale di Napoli mi ha assegnato una toga d’onore ed, in quello stesso anno, pur continuando a collaborare, come cultore della materia, con la cattedra di Diritto civile presso la Facoltà di Giurisprudenza, sottoscrivevo un contratto di docenza presso la Facoltà di Scienze Biotecnologiche indirizzo medico e così, per 5 anni, sono stata titolare di cattedra in “ Diritto delle Biotecnologie”. In quegli anni “correvo” tra il Tribunale e l’Università, sempre con il timore di non riuscire ad essere “puntuale” ai miei impegni, ma ne è valsa la pena, perché ritengo che entrambe le esperienze siano state essenziali per la mia formazione professionale e soprattutto   mi abbiano aiutato a crescere.  Lo studio continuo, affiancato ad una seria attività forense sono, oggi, il motivo della mia grande passione per questo lavoro, che amo profondamente, ma che a volte odio, perché spesso il “diritto” e la “ giustizia” non riescono ad incontrarsi.
Sappiamo del suo impegno sociale e nel volontariato. Ci racconta qualche episodio che le è capitato che ci fa capire che ruolo può giocare il lavoro di avvocato nella difesa di persone in difficoltà ?
Dal 2004 dedico alcuni momenti della mia attività professionale a chi vive situazioni di disagio, soprattutto all’interno delle mura domestiche. Sono, infatti, specializzata in Diritto di famiglia. E’ chiaro che chi è in uno stato di indigenza spesso ritiene di dover sopportare anche abusi e violenze, perché nella sua mente quella vita, per quanto terribile ed umiliante, permette di avere un’apparente casa ,un apparente nucleo familiare. Denunciare significherebbe perdere anche quel poco. Tanti i volti e le storie che ho incrociato durante lo sportello legale della solidarietà, vi racconto quella di Laura (nome di fantasia) e suo figlio Paolo, affetto da ritardo psicomotorio. Laura, durante i 15 anni di matrimonio, è stata vittima di ogni tipo di violenza fisica, perpetrata in suo danno dal marito e, a volte, sottoposta a lunghi ricoveri ospedalieri. Mai, però, ha avuto il coraggio di chiudere la porta di casa ed andare via con  suo figlio. Dopo ogni aggressione veniva da me per “ gridare” la sua rabbia, ma allo stesso tempo riusciva a trovare una giustificazione alla violenza del marito, colpevolizzando se stessa. L’ho ascoltata per ore e sempre ho cercato di spiegarle che la violenza non ha mai una giustificazione. Un giorno, però, durante l’ennesima aggressione del marito, il piccolo Paolo si avventava contro il padre, procurandogli un trauma cranico. Paolo voleva solo difendere la mamma e lo ha fatto nell’unico modo che conosceva, l’unico modo che aveva visto usare dal papà: la violenza. Laura veniva da me disperata, ma determinata a riprendersi la sua dignità.  Quel gesto del figlio l’ha aiutata a capire che continuare a sopportare angherie e violenze, era ingiusto non solo per se stessa, ma soprattutto per il suo bambino. Abbiamo intrapreso una vera “ battaglia” legale, tra mille difficoltà, ma oggi Laura vive nella sua casa, con suo  figlio, ed insieme stanno trovando la loro serenità.Lei continua a ringraziarmi per questa sua nuova “ vita”,  le ripeto che il merito è  il suo, io mi sono limitata a non lasciarla sola, a guidarla ed assisterla legalmente.. d’altronde credo sia questo il compito ed il dovere di un  avvocato.
  Quali sono le prospettive future, di un futuro immediato, del suo lavoro ?
Non ho ambiziosi progetti per il futuro, nessuna velleità, l’unica speranza  è quella di  continuare a svolgere la mia professione sempre con lo stesso entusiasmo, impegnandomi nella tutela “ delle persone” e non “ del più ricco” o  “ del più forte”.
Quali sono i primi  consigli che le vengono da dare ad un/a giovane che si è appena laureato in giurisprudenza, che vuole fare l’avvocato, in special modo se ha l’intenzione di continuare e vivere ed a lavorare in una città del sud Italia ?
Son certa che una seria pratica forense ed un continuo aggiornamento professionale, facciano la differenza tra un “ buon avvocato” ed un “ avvocato”, soprattutto  in una città, come Napoli, che annovera un così cospicuo numero di legali!! Un giovane avvocato, a mio parere, non può iniziare la sua attività professionale per il solo desiderio di conseguire facili guadagni, disposto a scendere a compromessi senza avere rispetto per le ragioni dei propri assistiti.
Non credo esista il femminile di avvocato. Avvocata viene usata solo in alcune preghiere. Avvocatessa sembra essere dispregiativo.  Ma al di là dell’uso dei termini esiste una differenza di genere nell’attività di avvocato ?

La differenza è che  noi donne dobbiamo essere multitasking: donne lavoratrici, mogli, mamme, cuoche, sarte..! E’ per questo che una professione totalizzante, come quella dell’avvocato, che non ammette part time, è per una donna oggettivamente più complessa e faticosa..ma sicuramente non impossibile. Al contempo credo che una peculiarità di noi che apparteniamo al “ gentil sesso”  sia  la passione che sappiamo mettere in ogni cosa, anche nel lavoro; passione che, però, deve essere mitigata dalla razionalità e dalla cortesia.


Rocco Maria Landolfi