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Irpinia, un territorio in vendita: oltre 7.500 immobili sul mercato e nessuno li compra

 Di Irpinia e delle aree interne continuiamo ad interessarci; ad agosto 2025 abbiamo inaugurato la sede operativa dell’Associazione “Madrigale per Lucia” a Calitri, paese natale di Lucia.

I dati sulle compravendite immobiliari nella provincia di Avellino sono preoccupanti. Una crisi che dura da anni (case ad 1 euro) e di cui non si vedono sbocchi. 

I primi a non occuparsene sono  i governi che si sono succeduti negli anni.

 D’altra parte come si fa? Bisogna tenere dietro alle guerre ed a tutti chi sprechi che esse comportano. Non ci sono risorse sufficienti per sanità e scuole, figuriamoci per la valorizzazione delle zone interne.

Un vero peccato. La bellezza di tanti paesi delle aree interne, della provincia di Avellino ad esempio, richiederebbe ben altro impegno. Ma così non è, come non smette mai di ricordarci Franco Arminio, il paesologo di Bisaccia, altro splendido paese irpino. Il suo grido di dolore rimane inascoltato (NdR)


Tratto da Orticalab del 9.3.26


I dati dell’Osservatorio del Mercato Immobiliare confermano il divario: mentre le compravendite crescono dell’8,5% a livello nazionale, la provincia di Avellino resta ferma. Prezzi fino all’85% sotto la media regionale, offerta in eccesso alimentata da un declino demografico sempre più marcato


Mentre l’Italia torna a credere nel mattone, l’Irpinia racconta una storia diversa. I dati dell’Osservatorio del Mercato Immobiliare (OMI) dell’Agenzia delle Entrate registrano, nell’ultimo trimestre del 2025, un incremento nazionale delle compravendite residenziali dell’8,5% su base annua. Milano e Palermo guidano la ripresa con percentuali a due cifre. Ma a poche centinaia di chilometri da queste dinamiche positive, la provincia di Avellino si muove in direzione opposta.

In tutta la provincia sono oggi in vendita oltre 7.516 immobili, a cui si aggiungono 1.121 unità in affitto. Un dato che si traduce in circa 20 annunci ogni mille abitanti: un indice straordinariamente elevato, che fotografa con precisione lo squilibrio tra offerta disponibile e domanda effettiva.

Gli appartamenti in vendita variano da 1.495 euro al metro quadro nel capoluogo ai 284 euro al metro quadro nei comuni più periferici come Cairano, con uno scarto rispetto alla media regionale campana che oscilla tra il 49% e l’85%. Sul fronte degli affitti, la situazione non è migliore: la domanda è strutturalmente debole, mentre il numero di immobili disponibili continua a crescere con lo svuotarsi progressivo dei borghi.

La tipologia più rappresentata tra gli annunci di vendita è quella degli appartamenti, seguita dalle case indipendenti. Per gli affitti, agli appartamenti si affiancano i locali commerciali. Il comune con il maggior volume assoluto di annunci è Avellino città, che concentra il 24% dell’offerta provinciale. Il primato relativo spetta invece a Sant’Angelo a Scala, con 77 annunci ogni mille abitanti.

Spostandosi verso l’interno, i valori scendono ulteriormente. Nei comuni dell’Alta Irpinia il prezzo medio degli immobili in vendita si attesta intorno ai 700 euro al metro quadro, mentre per gli affitti la quotazione media si ferma a 4 euro al metro quadro.

In questo contesto, Bagnoli Irpino si distingue leggermente, come rileva Giulio Tammaro in un articolo sul giornale Fuori dalla Rete, edito dall’associazione Palazzo Tenta 39: il prezzo medio di vendita raggiunge i 759 euro al metro quadro e quello degli affitti i 4,64 euro al metro quadro, collocando il comune al secondo posto nella graduatoria ideale dell’Alta Irpinia, alle spalle di Lioni e davanti a Nusco e Montella.

Si tratta comunque di valori che non riescono ad attrarre investitori né nuovi residenti, in un territorio dove il mercato immobiliare è fermo non per mancanza di offerta, ma per assenza di domanda.

Il fenomeno non è nuovo, ma accelera. Le aree interne dell’Appennino meridionale dispongono di un patrimonio edilizio sproporzionato rispetto alla popolazione residente. Il caso di Bagnoli Irpino è emblematico: circa 2.400 abitazioni per meno di 3.000 abitanti. Se la tendenza demografica non si inverte, nel giro di pochi anni il numero delle case supererà quello dei residenti, alimentando ulteriormente la pressione al ribasso sui prezzi e riducendo l’attrattività del territorio.

A questo si aggiunge un problema strutturale legato alla qualità del patrimonio disponibile: la maggior parte degli immobili in vendita, infatti, non risponde agli standard attuali in termini di sicurezza, efficienza energetica, funzionalità degli spazi e luminosità. Quasi tutti richiedono interventi di ristrutturazione di entità variabile, e questo rappresenta un ostacolo significativo per potenziali acquirenti, in particolare per chi proviene da contesti urbani abituati a standard abitativi più elevati.


Di piccoloborghismo e case (invendute) a 1 euro: così muoiono i paesi

Il rischio concreto è che il mercato immobiliare delle aree interne entri in una spirale negativa: la diminuzione della popolazione aumenta il numero di case vuote, che si deprezzano ulteriormente, che rendono meno attrattivo il territorio, che perde altri residenti. A lungo termine, questo processo porta alla progressiva degradazione del patrimonio edilizio, trasformando una risorsa potenzialmente preziosa in un peso per le comunità locali.

Le esperienze delle “case a 1 euro” adottate da numerosi comuni italiani negli ultimi anni hanno avuto un impatto finora limitato: capaci di generare visibilità mediatica, non hanno inciso in misura rilevante né sul numero di immobili recuperati né sull’effettivo ripopolamento dei borghi.

Gli esperti e le amministrazioni locali concordano su un punto: servono politiche mirate e continuative, non iniziative episodiche. L’intervento pubblico dovrà muoversi su più fronti: incentivi fiscali per l’acquisto e la ristrutturazione nelle aree interne, semplificazione delle procedure edilizie, investimenti infrastrutturali che riducano l’isolamento di questi territori, e misure di attrazione per giovani famiglie e lavoratori da remoto.

Il quadro nazionale offerto dall’OMI registra una ripresa del mercato immobiliare italiano. Ma quella ripresa, per l’Irpinia, resta ancora lontana.