di Marta Facchini
tratto da “Valigia blu” del 3 marzo 2026
Cuba sta vivendo una situazione drammatica: è sull'orlo del collasso e vicina a una crisi umanitaria. L'isola caraibica stava già attraversando gravi difficoltà causate da una profonda crisi economica, che negli ultimi anni ha spinto centinaia di migliaia di persone a emigrare, e dalla diminuzione del turismo, una delle sue principali fonti di sostentamento.
Nelle ultime settimane, questo contesto è stato ulteriormente compromesso dalle politiche del presidente degli Stati Uniti Donald Trump. A gennaio Trump ha firmato un ordine esecutivo che definisce Cuba "una minaccia per la sicurezza e la politica estera” degli USA e ha annunciato l'imposizione di dazi doganali sui paesi che le vendono petrolio. Ha di fatto imposto un blocco energetico che sta peggiorando gli effetti causati dallo storico embargo economico, finanziario e commerciale che, con differenti intensità e caratteristiche, colpisce l'isola dagli anni Sessanta. La scarsità di petrolio e carburante sta mettendo in crisi il funzionamento degli ospedali, delle scuole e del sistema di trasporto pubblico. Gli apagones (le interruzioni di corrente elettrica) sono diventati sempre più frequenti e lunghi e paralizzano le attività produttive, i servizi essenziali e la vita quotidiana della popolazione.
Trump ha dichiarato apertamente che il suo obiettivo è ottenere velocemente un "cambio di regime" in una “nazione fallita” che “cadrà da sé”. Dopo avere rivendicato il controllo del Venezuela e delle sue risorse petrolifere per un tempo indeterminato, e avere minacciato di attaccare la Colombia, si assiste a quello che è stato definito un nuovo corollario della “dottrina Monroe”: il presidente degli Stati Uniti continua a usare la forza per “riaffermare la potenza americana nell’emisfero occidentale” e rafforzare la presenza statunitense nello sfruttamento delle risorse della regione latino-americana. Il governo del presidente cubano Miguel Díaz-Canel Bermúdez, in carica dal 2018 in un sistema a partito unico, lo accusa di voler “soffocare” il paese.
Cuba produceva circa il 30% dei 120mila barili di petrolio che consumava giornalmente. Il suo principale fornitore era il Venezuela: durante i primi anni duemila, al culmine dell'alleanza tra Hugo Chávez e Fidel Castro, Caracas inviava circa 100mila barili al giorno. La fornitura di greggio negli anni è diminuita e si è interrotta dopo l'intervento militare statunitense del 3 gennaio 2026, quando il presidente venezuelano Nicolás Maduro è stato catturato e Washington ha intensificato la sua pressione politica ed economica sul paese. Anche il Messico, che arrivava a inviare circa 17mila barili al giorno, ha interrotto le forniture a causa delle pressioni di Trump. Se non arriveranno altre petroliere, Cuba finirà le sue riserve in tempi brevi, secondo quanto riportato dal Financial Times.
La grave carenza di carburante sta avendo conseguenze sul funzionamento dei servizi essenziali e sulla vita quotidiana della popolazione. La benzina in vendita attraverso i canali ufficiali scarseggia: nei pochi distributori ancora aperti si paga in dollari, ma si può accedere solo prendendo appuntamento con un'app e aspettando insieme ad altre migliaia di persone. I mezzi di trasporto pubblici hanno ridotto le corse: per riuscire a muoversi da una città all'altra, magari per raggiungere il proprio posto di lavoro, ci si mette in coda per prendere i biglietti giorni prima. È diventato "un'impresa ardua", e sempre più costosa, prendere un taxi all'Avana, perché gli autisti stanno terminando la benzina razionata che ricevono dallo Stato.
Uno degli effetti più visibili è il peggioramento del sistema di raccolta dei rifiuti: secondo Reuters, a causa della scarsità di carburante, a L'Avana solo 44 dei 106 camion della nettezza urbana riescono a operare regolarmente. Il resto è fermo. Si stanno accumulando montagne di immondizia lungo le strade in molte zone della capitale, che possono comportare rischi per la salute pubblica. Di fronte a questa situazione, il governo ha imposto misure d’emergenza: la settimana lavorativa è stata ridotta a quattro giorni e le lezioni universitarie hanno iniziato a svolgersi anche online. Si sta inoltre provando a implementare la produzione di energia solare ed eolica, già avviata in gran parte con il sostegno della Cina.
La rete elettrica nazionale è sotto pressione: a causa della mancanza di carburante, si registrano interruzioni giornaliere dell'elettricità in gran parte dell'isola che possono durare anche 12 o 14 ore di fila. La crisi energetica sta affliggendo il sistema sanitario, per molto tempo elogiato dalle Nazioni Unite e dall’Organizzazione Mondiale della Sanità per i suoi programmi gratuiti e di qualità. In un'intervista rilasciata all'Associated Press, il ministro della Salute cubano, José Ángel Portal Miranda, ha affermato che le sanzioni statunitensi non solo stanno comportando la progressiva paralisi dell’economia dell'isola, ma minacciano anche la "sicurezza umana di base". Le ambulanze faticano a trovare carburante per intervenire nelle emergenze e i medicinali scarseggiano. Diversi reportage dall'isola raccontano come cittadini cubani chiedano medicine ai turisti perché le farmacie sono rimaste quasi vuote. Antonio Guterres, il segretario generale dell'ONU, ha detto che la situazione rischia di "aggravarsi fino al collasso".
Il blocco energetico colpisce un'economia già debilitata: secondo il Centro de Estudios de la Economia Cubana, dal 2020 il PIL è diminuito di oltre il 15% e nel 2025 ha perso cinque punti percentuali. Negli ultimi anni la popolazione ha vissuto un esodo migratorio senza precedenti. Lo scorso anno il turismo, un settore fondamentale per il paese, ha subito un crollo: con 1,8 milioni di presenze, è stato registrato il numero più basso da due decenni. Alcune compagnie aeree, come Air Canada, hanno momentaneamente sospeso i voli verso Cuba, mentre altre hanno ridefinito le rotte per potere fare rifornimento di carburante. La diminuzione di turisti comporta un calo nelle entrate di valuta forte, come euro e dollari. Per la popolazione questo può causare difficoltà nell’acquisto di cibo e beni di prima necessità: nei ristoranti e nei negozi privati, autorizzati dal governo dopo la pandemia, i prezzi sono accessibili per chi può pagare in valuta estera, ma proibitivi per i cubani. I rifornimenti delle bodegas, dove si può comprare a prezzi popolari e a misura delle pensioni pari a otto dollari mensili, non sono sufficienti per arrivare alla fine del mese.
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Ad oggi si vedono poche azione concrete in aiuto dell'isola. La presidente del Messico, Claudia Sheinbaum, ha inviato aiuti umanitari tra cui cibo e beni di prima necessità. Allo stesso tempo, ha affermato che “sta facendo tutto il possibile per favorire un dialogo” tra Stati Uniti e Cuba che sia “pacifico” e rispetti “la sovranità” dell’isola. Al momento il Messico non invierà petrolio, a causa delle ritorsioni che potrebbero arrivare dalla Casa Bianca. “Deve essere molto chiaro che non siamo d’accordo con questa imposizione di dazi su paesi che vendono petrolio a Cuba”, ha dichiarato Sheinbaum. Anche il governo di Gabriel Boric, il presidente uscente del Cile, ha detto che fornirà aiuti umanitari che saranno distribuiti attraverso un fondo speciale contro la fame e la povertà e canalizzati attraverso le Nazioni Unite. La Russia, altro alleato storico, ha espresso la sua “ferma solidarietà” di fronte “alla pressione militare ed economica dall’estero”: il vice primo ministro Alexander Novak ha affermato che il governo sta valutando la possibilità di fornire carburante. Il 21 marzo un convoglio, organizzato da una coalizione di movimenti internazionali, dovrebbe arrivare a L’Avana con scorte di cibo, medicine e altri beni.
Non ci sono al momento conferme ufficiali che siano in corso negoziati tra Cuba e Washington. Media americani hanno parlato di colloqui tra le parti in cui starebbe ricoprendo un ruolo strategico Marco Rubio, segretario di Stato figlio di esuli cubani. Secondo il sito di notizie statunitense Axios, si stanno svolgendo incontri al di fuori dei canali ufficiali del governo e Rubio avrebbe incontrato Raúl Guillermo Rodríguez Castro, nipote di Raúl Castro, l'uomo forte del regime. Il 25 febbraio in un comunicato stampa, il dipartimento del Tesoro degli Stati Uniti ha detto che autorizzerà nuove licenze per la vendita del petrolio venezuelano per uso commerciale e umanitario a Cuba. Non è tuttavia chiaro perché Trump abbia preso questa decisione. Diversi reportage da Cuba parlano di una “situazione sempre più incerta”. Su El Pais la giornalista Ella Fernandez Realin definisce Cuba come “un’isola che sta scomparendo”, raccontando come gli apagones stiano avendo effetto anche sulla salute mentale della popolazione causando “ansia, frustrazione, anche paura”. Descrivono una popolazione preoccupata, divisa tra le critiche all’attuale governo e il fallimento degli ideali della rivoluzione che “non si è evoluta” e oggi si sta “tornando indietro”. Raccontano “il desiderio di sapere di avere un futuro” e la necessità di un cambiamento che però escluda “un intervento esterno”.