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Ecco il testo di Margherita Maffettone, vincitrice dell’ VIII edizione del  premio Lucia Mastrodomenico per il Liceo Umberto I di Napoli (NdR) 

 

Le lotte e l’acquisizione di libertà nel corso della storia hanno aiutato a sradicare innumerevoli stereotipi, ma purtroppo non ad eliminarli.

Se è facile sentire dei successi delle donne, è difficile vederne affermati i diritti anche umani, soprattutto nei paesi sottosviluppati.

Un po' ipocrita:non credete?

Troppo spesso la donna è vista solo come macchina riproduttiva, come badante, addirittura, come oggetto sessuale, nonostante se ne sostenga la totale emancipazione e si decanti l’uguaglianza dei sessi. Queste sono soltanto alcune delle tante considerazioni che suscitano sentimenti positivi nei più creduloni e in chi ben sa ascoltare e non si limita solo a sentire.

Il complesso concetto di emancipazione della donna è stato raggiunto solo per coloro che si sono veramente emancipate, ma la maggioranza si dichiara indipendente, più per rassegnazione o perché è abbagliata da false testimonianze.

L’emancipazione della donna non può stare nell’uguagliare gli uomini. L’uguaglianza tra i due sessi è scientificamente impossibile: vorrebbe dire ambire a qualità – fisiche o intellettive – non nelle corde del proprio genere; desideri, talvolta irrealizzabili, che suscitano quella comprensibile gelosia che ci porta spesso ad anelare quello che non possiamo avere!

L’emancipazione interiore femminile può ritenersi raggiunta quando una donna resta indifferente alla percezione distorta,  degli altri di sé, lasciando vincere la propria perfezione nell’essere donna.

Com’è possibile ottenere ciò a livello globale? Sarebbe necessario curare l’informazione fin dall’educazione infantile e,invitare a non parlare di femminismo come superiorità femminile e ricerca di potere da parte delle donne. È importante insistere sullo sviluppo di relazioni interpersonali basate sul rispetto reciproco e dei propri ruoli, senza nessuna vergogna.

 

Margherita Maffettone

Liceo Umberto I (2 I)